Una poltrona in più per accontentare tutti

È il «favorito» perché ha sempre contrastato l’egemonia di Filippo Penati a Palazzo Isimbardi

Gianandrea Zagato

Tra il sindaco e il suo vice c’è bisogno di un prosindaco. Preposizione valutata non di troppo da quelli della Margherita, Chiaro l’obiettivo: bisogna «tutelare» Bruno Ferrante dai Ds, che puntano a mettere il loro coordinatore, Carlo Cerami, sulla poltrona del vicesindaco, oggi occupata da Riccardo De Corato. E, poi, non è un mistero, il candidato sindaco del centrosinistra pensa al governo non di Milano ma della Grande Milano ovvero «la città non finisce ai confini daziari» come Ferrante ricorda spesso ai suoi collaboratori. C’è dunque spazio per un ruolo speciale, qual è quello del prosindaco che affianca il «non politico».
Ne hanno parlato anche con Francesco Rutelli. Anzi, al singolare: è Alberto Mattioli ad averne parlato con Rutelli, sotto gli occhi degli invitati alla cena post-Big Talk. Conversazione dove il vicepresidente della Provincia, dicono i ben informati, avrebbe ottenuto l’ok da Rutelli. Mattioli si guarda bene dallo smentire, naturalmente: «Registro queste voci che mi lusingano ma non c’è alcuna ragione ufficiale per cui le possa prendere in considerazione». Dichiarazione più che comprensibile perché è meglio non aprire un nuovo fronte interno, tra veti e controveti con Patrizia Toia e Nando Dalla Chiesa - segretario provinciale e cittadino, rispettivamente - pronti a dar addosso al Mattioli prosindaco, «l’idea è offensiva: un ex prefetto non è un candidato di serie C» dice Dalla Chiesa.
Meglio non premere sull’acceleratore, «questione da affrontare con moderazione» dice una gola profonda: altrimenti si rischia di incrinare ulteriormente l’immagine di compattezza che la Margherita si dà per dimostrare di poter governare Milano. E, poi, in gioco c’è anche la lista unitaria su cui i Ds non decidono. Occasione ulivista non aiutata certo dalla fuga in avanti di Rutelli - «l’amico che mi ha offerto la candidatura» rimarca Ferrante - a sostegno di Mattioli, «prosindaco con delega al Bilancio» confida un esponente della Margherita. Funzione, quella di prosindaco, che negli uffici del candidato Ferrante, al settimo piano di via Cornaggia, viene marchiata come «necessità perché bisogna smettere di pensare al sindaco della città daziaria, dal momento che i più urgenti problemi di Milano sono generati dalla sua dimensione di area metropolitana». Come dire: c’è una Grande Milano che non può essere governata solo dalla figura istituzionale del sindaco e del suo vice, ovvero occorre una funzione intermedia, che tra l’altro stempererebbe molte possibili tensioni. Discorso che non fa una grinza: Milano ha pure già avuto un prosindaco, il democristiano Giuseppe Zola nell’ultima giunta di centrosinistra.
E Mattioli, annotano le cronache, è notoriamente il «signornò della giunta Penati», ruolo che potrebbe quindi ricoprire pure a Palazzo Marino per sostenere Ferrante nella guida della città facendo da contrappeso moderato agli sbilanciamenti troppo a favore di Ds e Rifondazione. Che, dicono sempre le cronache, è quello che tenta di fare a Palazzo Isimbardi dove i rapporti con il presidente Filippo Penati sono tutt’altro che idilliaci. E infatti non è un mistero che i ds abbiano più volte chiesto alla Margherita di mandare a casa Mattioli, l’ex ragazzo dell’Azione Cattolica entrato a Palazzo Marino dodici anni fa con il Ppi, poi confermato nel ’97 e nel 2001. Ma, attenzione, mandare a casa non vuol dire traslocare da Palazzo Isimbardi a Palazzo Marino.