Poltrone e auto blu, ecco il Lazio di Marrazzo

«Il Giornale» cerca spiegazioni ma lui non si fa trovare

Antonella Aldrighetti

da Roma

Ci risiamo. Ritirate fuori la calcolatrice, riappare all’orizzone «Stipendiopoli». Basta una scorsa alle carte licenziate dalla giunta regionale del Lazio, insediata da meno di due mesi, per trovarsi a conteggiare gli emolumenti del personale fresco di ingaggio. Affidamenti e incarichi esterni per costituire la rosa dei fedelissimi del governatore ulivista Piero Marrazzo, il quale certo non ha badato a spese.
Una solerzia da record per chiamare a sé i tredici consulenti-dirigenti di fiducia. E un costo, pagato ovviamente dai cittadini, di poco più di 2 milioni di euro, centesimi a parte. Tra il 20 e il 40 per cento in più di quanto costavano all’erario regionale i loro predecessori. Della vicenda il governatore della Pisana non vuole parlare. Cercato da noi per tutto il giorno attraverso il suo staff, dopo essersi fatto riferire il motivo dell’intervista ha fatto perdere le sue tracce. Restano le frasi rilasciate tempo fa dal suo entourage, secondo le quali questa corsa all’ingaggio sarebbe stato «un atto dovuto per consentire la messa in moto della macchina organizzativa». Peccato che, a farsi un giro per gli uffici, il «palazzo di vetro» - così lo aveva designato Marrazzo dopo il suo insediamento per sottolineare la volontà di trasparenza e limpidezza - non appaia certo sprovvisto di dirigenti e funzionari intenti a sbrigare scartoffie. E a farlo bene, se è vero che sono già a disposizione, pro legem, anche gli atti che modificano lo statuto regionale varato nel novembre 2004 dall’ex giunta Storace. Che a poco è servito, come il regolamento sullo spoil system.
Marrazzo ha voluto fare le cose per bene. E quindi dapprima ha aumentato gli assessori dai 12 della vecchia amministrazione a 16. Poi ha di conseguenza implementato il personale operativo complessivo al servizio dei vertici regionali, portando il personale di segreteria da 137 a 177. Quindi ha portato il personale a diretta collaborazione da 253 a 292, con un costo di altri 2 milioni di euro. Sia ben chiaro però: Marrazzo aveva già anticipato in campagna elettorale che avrebbe fatto ricorso a modifiche. «Un altro modo di governare» aveva detto. Tutto torna: nessuna retorica o ipocrisia. Certo che dal teledifensore dei cittadini ci si sarebbe aspettati un cambiamento in un altro senso.
Ma torniamo a parlare dei nuovi ricchi inquilini della Pisana e dei loro emolumenti. A Pierluigi Mazzella, capo di gabinetto del presidente, verranno riconosciuti all’anno 230mila euro. Al di lui vice Michele Svidercoschi 223mila. Altri 230mila euro finiranno ogni dodici mesi nelle tasche di Francesco Gesualdi, segretario generale. Il portavoce di Marrazzo, Nicola Zamperini, il responsabile grandi eventi, Michele Misuraca, e il capo ufficio stampa, Alessandro Cristaldi, si andranno a spartire equamente altri 450mila euro l’anno. A Maurizio Venafro, responsabile Comunicazioni esterne, spetteranno 118mila euro. Fanalini di coda, si fa per dire, con 110mila euro pro capite, Massimiliano Monnanni, responsabile per le politiche giovanili, Marco Provvidera, per le politiche regionali, e Sofia Guerra per la Conferenza Stato Regioni. Lo stesso per Cynthia Orlandi, relazioni istituzionali, Adelfo Luciani, valutazione e controllo e a Francesco Ferrara per i rapporti con i cittadini.
Assieme agli emolumenti sono aumentati pure i benefit. E le «auto blu» non fanno eccezione: cinque berline fiammanti (due Alfa Romeo 156 e tre Lancia Lybra 1.9) sono con il motore acceso a disposizione dei nuovi consulenti-dirigenti, corredate da autista. Poca cosa, dirà qualcuno. Ma per l’assegnazione ad personam delle auto blu è stato siglato un atto apposito. I predecessori delle persone suddette dovevano muoversi con mezzi proprio. Il motivo di tanta munificenza? «Garantire l’operatività ed una maggiore autonomia gestionale delle strutture di alta rappresentatività», si legge nell’atto. E poco importa se ci sono carenza di personale tra gli autisti. Si bypassa il problema chiamando al volante due Carabinieri, un appuntato e un carabiniere scelto. E forse per non offendere la Guardia di Finanza, Marrazzo ha scomodato, via lettera, il generale delle Fiamme Gialle Roberto Speciale, per «comandare» un ispettore alle sue dirette dipendenze.