Poltrone e candidature blindate. Caccia disperata ai voti centristi

Presidenza del Senato offerta a Baccini, Palazzo Chigi a Casini. Lusinghe ai leghisti: Calderoli ha denunciato "trucchetti privi di buongusto". Tutto fallito.

Roma - I «buttadentro» della (ex) maggioranza al Senato si muovono ad ogni livello pur di dare la sensazione a Franco Marini che ce la può fare. Ma l’unico voto che riescono a strappare all’opposizione di Palazzo Madama arriva spontaneamente, senza il loro intervento. E tutto per questioni interne all’Udc.

Baccini e Tabacci avrebbero infatti deciso di formare la Cosa Bianca perché Pier Ferdinando Casini ha deciso di non ricandidarli; visti gli scontri degli ultimi mesi con Lorenzo Cesa. Trovata chiusa la porta nel centrodestra, i due avrebbero creato questo «contenitore» elettorale per motivare l’uscita dall’Udc; e, quindi, dalla Casa delle libertà. A favorire le scelte di Baccini - dicono le voci di palazzo - sarebbe anche arrivata l’offerta di presiedere il Senato, al posto di Marini.

Ben diverso è il pressing che i «buttadentro» esercitano sui «centristi» della Cdl. Casini riceve chiamate da Veltroni, D’Alema, Rutelli; sembra che anche Marini lo abbia sondato prima di salire al Quirinale. Massimo D’Alema sarebbe arrivato a offrire Palazzo Chigi al leader dell’Udc prima dell’incarico a Marini.

A un livello più basso si muovono Nicola Latorre e Luigi Zanda: il primo emissario di D’Alema, il secondo della componente Margherita del Pd. C’è chi giura di averli visti marcare strettissimo due senatori Udc, Ciccanti e Fantola: due parlamentari borderline del gruppo. Si sono sentiti offrire collegi «blindati». Ma, come dice Giulio Tremonti: «non s’è mai visto un topo salire sulla nave che affonda». E i due firmano un documento che impegna tutto il gruppo dell’Udc a votare contro il tentativo di Marini.

Forte l’offensiva dei «buttadentro» anche su Giovanni Pistorio, del Movimento per le Autonomie, guidato da Raffaele Lombardo. Anche in questo caso, gli sforzi sarebbero stati vani: Pistorio resta nel centrodestra. E per ragioni legate ai difficili equilibri elettorali che incrociano in Sicilia, dopo le dimissioni di Cuffaro.

Pressioni anche su Lamberto Dini. Sempre lo stesso Latorre gli avrebbe fatto balenare l’ipotesi di poter diventare presidente del Senato (e non sarà l’ultimo a sentirsi offrire lo scranno più alto di palazzo Madama) se fosse tornato nell’alveo del centrosinistra. In modo molto informale, anche Marini lo avrebbe chiamato per sapere le sue intenzioni di voto.

Ad entrambi, il leader dei Liberaldemocratici ha anticipato quel che ha poi detto dopo l’incontro con il presidente del Consiglio designato: voteremmo contro ad una maggioranza uguale a quella che ha sorretto il governo Prodi. «Quella formula non c’è più e per questo vanno cercate altre soluzioni». E tanto per far capire che vede le elezioni vicine, annuncia che Ld si presenterà in tutte le circoscrizioni.
Nella disperata ricerca di voti, i «buttadentro» della (ex) maggioranza hanno contattato anche i senatori della Lega. La denuncia arriva da Roberto Calderoli alla trasmissione tv «Panorama del giorno» su Canale 5.

Il vicepresidente rivela: «Prima hanno provato il coinvolgimento del partito quando c’era Prodi, poi mi hanno proposto la presidenza del Senato, adesso vanno a contattare i singoli parlamentari della Lega; cercando di conquistarli con delle cortesie. Trucchetti di non proprio buongusto». Per mettere fine a questo tentativo di «reclutamento», Calderoli minaccia di ricorrere al Gran Giurì del Senato «per far emergere nomi, cognomi e situazioni». Ed in serata, commenta: perché Marini non sente anche l’Arcigay?