Poltrone a rischio: già pronto il salva-assessori

Il numero dei componenti di giunta e Consiglio continua a cambiare con
le vicende del decreto «Milleproroghe». L’incertezza complica i piani
elettorali, ma è allo studio una deroga alla cura dimagrante imposta ai
Comuni

Contrordine a Palazzo Marino: dal prossimo mandato diminuiscono le poltrone di assessori e consiglieri. O anche no. Perché fallita la via del Milleproroghe per evitare i tagli imposti ai Comuni, sono già allo studio altri escamotage. Ricapitolando: il decreto riveduto, corretto e approvato ieri alla Camera non prevedeva più l’emendamento salva-poltrone, quello presentato dal vicesindaco di Roma ed esponente del Pdl Mauro Cutrufo per evitare il taglio da 60 a 48 consiglieri e da 16 a 12 assessori nelle città con più di un milione di abitanti. Pensato per la Capitale, ma esteso anche alle città come Milano e Napoli. L’intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano però ha costretto a correggere il testo su questo come altri punti del Milleproroghe.
Ma l’enigma rimane, perchè la via d’uscita per mantenere giunta e consiglio allargati anche dal 2011 al 2016 passerebbe da un decreto ad hoc, nel momento in cui il governo indirà le prossime elezioni potrebbe essere reinserita la deroga per le grandi città. Un’ipotesi sponsorizzata soprattutto dal ministro Ignazio La Russa, di traverso c’è quello all’Economia Giulio Tremonti. Ma il Pdl studia anche altre soluzioni tecnico-politiche per superare l’empasse. Perchè le liste elettorali accorciate, ma soprattutto una giunta ridotta in caso di vittoria, rischiano di scatenare faide.
Lo sa bene anche il sindaco Letizia Moratti, che ieri si è tenuta in contatto con i vertici romani e ha avuto consultazioni a Palazzo Marino. Se mesi fa si era espressa a favore della riduzione di assessorati per contenere la spesa comunale, ora mostra una certa preoccupazione per il post-voto. Tra partiti e liste di sostegno, una «torta» di dodici poltrone rischia di essere troppo piccola per accontentare tutti gli appetiti. E gli accordi presi in questi mesi. Le porte della giunta poi sarebbero praticamente sbarrate per i tecnici, mentre nel primo mandato la Moratti ha potuto scegliere fuori dai partiti gli assessori alla Cultura, all’Innovazione, quello alla Mobilità (salvo poi licenziarlo).
A Roma si studiano gli escamotage per togliere (anche) Milano dal pasticcio. Ma forse alla fine dovrà prevalere la logica delle scelte e del risparmio. E i cittadini ringrazierebbero. Ne è convinta la Lega, già mentre il Milleproroghe «prima versione» sembrava aver centrato l’obiettivo, chiedeva al sindaco di fare un passo avantl. «Rinunci al decreto e riduca comunque il numero degli assessori. I milanesi risparmieranno un bel pò di soldi e il Comune funzionerà meglio», la proposta del capogruppo Matteo Salvini. Il decreto non è andato a buon fine. Ma sono già scattati i piani b e c.