Tra le poltrone spuntano i costi della politica

da Milano

Davvero il sindaco di Brescia, Paolo Corsini, scende in campo in prima persona (mai il sindaco di Milano era intervenuto all’assemblea Aem, ma la giunta ha sempre delegato un personaggio rappresentativo) e con quei toni perché la nomina del consiglio di sorveglianza è arrivata dopo 40 e non dopo 10 giorni? E davvero è così grave che la gestione ordinaria (e solo quella) venga affidata per una settimana ai due direttori generali (un bresciano e un milanese)? O per caso non ci sono altri motivi? Per esempio, le imminenti elezioni politiche e le divisioni del mondo politico bresciano? O non sarà che l’attacco (pesante) sferrato da Marco Vitale all’amministrazione bresciana sui giornali locali ha lasciato il segno? Ieri gli azionisti di minoranza hanno parlato di costi della politica riferendosi agli emolumenti decisi per il consiglio di sorveglianza nominato di fatto dai Comuni: a ben vedere il vero «costo della politica» sembra essere stato l’intervento di Corsini.
A pagare tali costi sono stati i soci di minoranza, anche di spicco: nel consiglio sono entrati solo uomini designati dai Comuni di Milano, Brescia e Bergamo. Mario Cocchi, nella lista Atel e in «quota Zaleski», non è entrato in sorveglianza, stando ai «si dice», per un gioco di voti che ha favorito i rappresentanti comunali. Infine un’annotazione: il 2 aprile si tiene l’assemblea Edison che dovrà rinnovare gli organi societari, entro il 17 marzo dovranno essere presentate le liste. Sì e no tre settimane di tempo. Per litigare, ben s’intende. I bresciani si sentono stretti all’angolo nella fusione con Milano, e cercano una rivincita. Che difficilmente avranno.