Poltrone da trenta denari

Quanto peserà la vicenda «30 euro» sul futuro della presidenza di Confindustria? Il partito Fiat appare ammaccato, appena appena meno di quello montezemoliano (basta valutare i silenzi di un grade fan del presidente in uscita, come Massimo Calearo, presidente di Federmeccanica). I candidati in pole position (e tra questi innanzi tutto Emma Marcegaglia) dovranno calibrare bene le loro posizioni sulla base degli umori diffusi nelle imprese. C’è chi giura che in caso di ambiguità, sia pronto un giovane industriale, molto determinato, con esperienza nel «sistema», a guidare un riscatto della funzione sindacale di Confindustria.
Perché Luca di Montezemolo sì è affannato nello smentire la notizia di un ritorno di Ferruccio de Bortoli al Corriere della Sera? Certo l’argomento usato dal presidente di Confindustria era assai ragionevole: il Sole si sta quotando, il direttore fa molto bene, perché spostarlo? Era un argomento così forte che di per sé bastava a sciogliere tutti i dubbi, perché allora lanciarsi in una delle sue «frasi senza senso» come - in questo caso prendendoci - Romano Prodi definisce alcune esternazioni montezemoliane? In particolare, quando Montezemolo dice al Corriere (25 ottobre): «Non è pensabile un’andata e ritorno rispetto ai giornali dove si è già stati», si accorge o non si accorge che sta attaccando anche Paolo Mieli, appunto un direttore «andata e ritorno»? Si deve credere ad alcuni maligni osservatori che l’orgasmo montezemoliano è il segno di un gattino preso con la zampina nella marmellata? Che il presidente della trionfante Ferrari stesse veramente non solo pensando a portare Maurizio Beretta al Sole, ma anche de Bortoli al Corriere, sulla base di un’intesa con Giovanni Bazoli che (contando anche sul peso che la Fiat ha in via Solferino e sul complesso rimescolamento in atto del potere economico italiano da Telecom a Generali) modificava il precedente asse con Cesare Geronzi? Solo qualche malevolo commentatore, poi, può pensare che vi fosse anche in palio la presidenza della Rcs, come una sorta di vendetta verso un Mieli che lo avrebbe spinto nelle braccia di un Veltroni probabilmente non in grado di dargli più di un bel seggio all’opposizione? La furiosa smentita di queste azzardate ricostruzioni, sarebbe dovuta al fatto che i giochi sono stati scoperti troppo presto.
Il Sole 24 Ore annuncia trionfalmente come gli anticipi salariali si stiano diffondendo come una risposta competitiva ai riti sindacali. Un bell’esempio di indipendenza per un quotidiano di proprietà di un trito e rituale sindacato di imprese com’è la Confindustria. La situazione è senza dubbio in movimento. Un movimento un po’ anarchico, in cui chi dovrebbe guidare gli imprenditori, si arrangia un po’ per conto suo. Alla fine il risultato potrebbe essere addirittura positivo, una spallata decisiva per fare saltare un contratto nazionale veramente trito. Quando però la Eaton e la Sbe di Monfalcone arrivano a dare 115 euro a sindacati che ne hanno chiesti 117, di fatto indeboliscono l’insieme del fronte imprenditoriale, senza alcuna verifica delle parte normativa che il sindacato delle imprese della categoria (Federmeccanica) si riprometteva di discutere: dalla flessibilità all’accesso al lavoro, agli straordinari. Veramente si può lasciare tutto il pallino della trattativa in mano non solo a Fim e Uilm, ma anche a una Fiom particolarmente radicale?