Polvere nella posta L’incubo antrace «chiude» Bogliasco

Il vicesindaco e cinque dipendenti comunali sotto terapia per la polverina bianca trovata in una busta recapitata in municipio

«Era una normale lettera. Dieci per quindici. Indirizzata al sindaco Luca Pastorino e ai suoi collaboratori. All'interno una pagina da protocollo uso bollo. Senza nemmeno una scritta. Piegata in quattro. Tra le piegature una polverina di colore bianco. L'ho toccata pure io prima di consegnarla ai carabinieri. Poi, come gli altri cinque impiegati comunali che sono venuti in contatto con la missiva, sono stato sottoposto all'Nbcr». A parlare, ieri pomeriggio, tranquillo, è il vicesindaco di Bogliasco, governato dal centrosinistra, Gianluigi Brisca. E l'Nbcr è il trattamento preventivo nucleare biologico chimico radiologico. Si usa come procedura per l'allarme antrace.
Al mattino, invece, nel primo comune della riviera di levante, si respirava un'aria da terrore. Come in un film. Il paese è rimasto bloccato da carabinieri, vigili del fuoco in tuta scafandrata, tecnici della Asl. Il municipio sembrava un fortino. Nessuno poteva entrare e tantomeno uscire. La strada sul mare chiusa al traffico. La gente fuori dai negozi che aveva paura. Alla fine, cinque impiegati del Comune e il vicesindaco sono stati sottoposti alle procedure preventive anti contaminazione. Un'altra ventina, fra dipendenti, cittadini e il primo carabiniere intervenuto, che non hanno toccato la presunta busta all'antrace, sono stati invece lasciati liberi di tornare a casa poco prima delle 13,30 senza dovere seguire alcuna profilassi. I primi sei si sono dovuti spogliare completamente, si sono lavati nell'apposito mezzo dell'unità dei vigili del fuoco, sono stati sottoposti all'antibiotico Cinazin che dovranno assumere per alcuni giorni. Poi, intorno alle 14, hanno potuto fare ritorno alle proprie abitazioni. Ci vorranno una quarantina di giorni per sapere dal laboratorio pugliese, unico in Italia, se si trattava effettivamente di antrace oppure se era soltanto borotalco o altre sostanze innocue.
Sono le 9 di ieri. Una mattina come tante. Pioviggina. Il messo comunale raccoglie la posta. Quella genericamente intestata al sindaco e ai suoi collaboratori viene aperta da un impiegato. Ma è vuota. C'è solo il foglio protocollo con la polverina bianca tra le pieghe. Un suo collega la sbircia, la tocca. Arrivano altre tre impiegate. La toccano pure loro. Non sanno che fare. Chiamano il vicesindaco Brisca che arriva nel giro di una decina di minuti. Anche lui la esamina e la prende in mano. È l'amministratore comunale che decide di telefonare ai carabinieri.
«Abbiamo pensato a uno scherzo di cattivo gusto - continua Brisca - poi per scrupolo abbiamo deciso di telefonare ai carabinieri. È arrivata una gazzella. È entrato un militare. Gli altri fuori hanno bloccato tutti. Poi sono arrivate le altre auto dei carabinieri e i mezzi dei vigili del fuoco con i tecnici della Asl. Tutto bloccato per cinque ore. Nessuno poteva entrare. Nessuno poteva uscire. Sono tranquillo. È uno scherzo di cattivo gusto. Non c'è presupposto, delibera, ragione politica per un gesto simile. Non credo ci siano collegamenti con la bomba scoppiata a Recco nei giorni scorsi». Dello stesso parere anche il sindaco Luca Pastorino che ha vinto le scorse elezioni con l'Unione. «Il segretario generale Franco Caridi mi ha avvertito al mattino poco dopo le nove - dice il primo cittadino di Bogliasco - quando stavo uscendo di casa per andare a lavorare a Genova. Il vicesindaco stava per arrivare in Comune. Poi intorno alle 11, quando si è bloccato mezzo paese, sono rientrato a Bogliasco, ma non ho potuto fare altro che aspettare fuori dalla porta del municipio».