POLVERIERA ITALIA

Larghe convergenze. Nuova stagione. Cantiere per le riforme. Esigenza del dialogo costruttivo. Ma di che stanno parlando? Un'altra giornata spesa rincorrendo un linguaggio che è distante anni luce dalla vita quotidiana. Un altro passo verso la frattura definitiva fra Palazzo e Paese. «Tra un po' verranno con i forconi fuori dal Parlamento», ho sentito dire. Meno male: almeno se ne rendono conto.
Ma allora perché continuano a usare questi sofismi da convergenze parallele? Lo spettacolo che in queste ore dà la nostra classe dirigente è desolante. Si comportano da vera casta. Auto blu? Aerei di Stato? Privilegi e pensioni d'oro? Peggio. Perché quello che contraddistingue una vera casta è proprio la lontananza dagli altri. L'ostinato rinchiudersi dentro il proprio mondo. E l'incapacità di parlare con chi sta fuori.
Questa è l'Italia oggi. Un Paese spaccato in due: da una parte i politici che fanno i politologi usando formule incomprensibili ai più. E dall'altra una società che è ormai diventata una polveriera dal sapore sudamericano. Pensate solo agli ultimi giorni: l'emergenza rom, la paura, le ronde, i poliziotti che sparano, l'insurrezione dei teppisti, l'assalto alle caserme. A questo si aggiungano i problemi economici e la grande disparità sociale. È una situazione esplosiva, come forse nemmeno nei peggiori anni della nostra storia. E di fronte a tutto ciò il Palazzo che fa? Propone di barricarsi a discutere di cavilli elettorali. Vi pare? Dicono che ci vogliono le riforme. È vero. Ma chi le fa le riforme? Come? Con la bacchetta magica? Maga Maghella? La Fata Turchina? Dopo lo spettacolo di questi giorni al Senato, c’è da aver paura: se tanto mi dà tanto, una nuova legge elettorale che nasce così finirà solo per farci rimpiangere il Porcellum.
E intanto il Paese va per la sua strada, pieno di paura. Oggi a Genova si sono dati appuntamento i reduci del G8 no global e gli ultras. Manifestazione a rischio per poliziotti e carabinieri. Se scoppiano disordini chi interviene? Nessuno dei due? E a cosa servono, in questo caso, il dialogo costruttivo e il cantiere delle riforme? Che cos'hanno da dire i nostri aspiranti politologi? Qualcuno sostiene che ci stiamo avviando verso una stagione nuova. Può darsi. A me, per il momento, sembra un po’ Caracas.