La Polverini fa paura al centrosinistra: al via la campagna di demonizzazione

Per Alessio D’Amato, consigliere regionale del Pd «le prime mosse di Renata Polverini sono solo rivolte al passato, altro che novità. Insomma, un film già visto». Per il suo collega di partito Enzo Foschi, «la Polverini è la foglia di fico di un sistema di potere che quando ha governato, lo ha fatto male». Giudizi drastici, a poche ore dall’ufficializzazione della leader dell’Ugl. Segno inequivocabile che a sinistra temono fortemente la candidata scelta dal Popolo delle libertà. Lo ha fatto rilevare subito il capogruppo dei Socialisti riformisti alla Pisana Donato Robilotta, secondo il quale «è grave che esponenti del Pd come D’Amato e Foschi abbiano già iniziato la demonizzazione della Polverini, strumentalizzando alcuni suoi incontri. Capisco che è tanta la paura della candidatura della Polverini che subito iniziano a denigrare l’avversario ma sarebbe meglio abbassare i toni e fare una campagna elettorale sul merito delle cose fatte e sui programmi per non avvelenare il clima elettorale. Anche perché, ricordo ai tanti smemorati del Pd, che noi non abbiamo strumentalizzato il caso Marrazzo. Motivo per il quale non si sono registrati stravolgimenti negativi sui sondaggi».
Ma il maldestro tentativo di anticipare la demonizzazione dell’avversaria prima che la campagna elettorale entri nel vivo, deriva probabilmente dall’incertezza che regna sovrana nel centrosinistra dove, più che il toto-candidato, è in atto una sorta di gioco del cerino. Tutti i personaggi finora chiamati in causa, da Zingaretti a Gasbarra, cercano giustamente di evitare di bruciarsi le dita dopo quello che è successo negli ultimi cinque anni alla Regione, a prescindere dal caso-Marrazzo. Di tempo per raddrizzare i conti e ridurre il deficit della sanità, per esempio, ce n’è stato fin troppo ma finora i contribuenti del Lazio si sono accorti solo della chiusura di ospedali importanti, anche nel centro di Roma; del taglio di posti letto nelle cliniche convenzionate; dell’introduzione di ticket sulle ricette e superticket sulla diagnostica e sulla specialistica; dell’allungamento delle liste d’attesa per visite e interventi; dell’aumento dell’Irpef e dell’Irap e via dicendo. Ecco perché adesso è particolarmente arduo per il centrosinistra mettere a punto un programma credibile (dopo tante promesse mancate) e soprattutto trovare qualcuno che ci metta la sua faccia per chiedere fiducia ai cittadini.
Delle regionali ha parlato ieri anche il sindaco Alemanno. «Adesso abbiamo una candidata molto forte e valida - ha detto - che può parlare a tutti gli abitanti di Roma e del Lazio perché ha una spiccata cultura sociale. Dobbiamo costruire un programma e le alleanze. Auspico delle alleanze molto ampie e mi auguro che l’Udc faccia una scelta in questo senso. Poi dobbiamo costruire un programma chiaro perché la condizione della Regione Lazio è drammatica dal punto di vista finanziario, organizzativo e serve un programma di riforme molto incisive per mettere insieme servizi necessari ai cittadini e lo sviluppo con un rigore di bilancio assolutamente indispensabile».
I vertici dell’Udc, chiamati in causa, prendono tempo. «Le vane formule politiche, il toto-candidati non ci interessano - ha detto il segretario regionale Luciano Ciocchetti - ma puntiamo sulle alleanze di programma».