Via Poma, tutti gli alibi da rivedere

da Roma

Mentre continua il braccio di ferro sulla fuga di notizie tra la procura di Roma e la trasmissione Matrix di Enrico Mentana, il nuovo corso dell’inchiesta per l’omicidio di Simonetta Cesaroni, uccisa nel suo ufficio in via Carlo Poma nel pomeriggio del 7 agosto del 1990, riparte da un nuovo giro di interrogatori con i protagonisti del delitto.
La procura ricomincia dunque dai nuovi sviluppi delle indagini di laboratorio del Ris di Parma sulle tracce e sugli elementi recuperati nell’ufficio dove la ragazza venne assassinata. La speranza è che si arrivi alla fine a identificare con certezza il responsabile della morte di Simonetta. Il primo passo per gli inquirenti sarà una «revisione» degli alibi forniti da quanti nel corso degli ultimi anni sono finiti nel mirino degli investigatori.
Alla luce delle ultime risultanze scientifiche, inoltre, verranno riascoltati testimoni che hanno già deposto anni fa. Il punto sullo «stato dell’arte» dell’indagine e sui danni che la procura di Roma ritiene di aver subito dalle rivelazioni di Matrix si è tenuto ieri in una riunione organizzata dal procuratore capo Giovanni Ferrara nel suo ufficio, insieme con l’aggiunto Italo Ormanni e il sostituto Roberto Cavallone.
Secondo indiscrezioni della procura, peraltro, anche il Ris starebbe per compiere nuovi accertamenti tecnici su alcuni reperti consegnati al colonnello Luciano Garofalo nell’incontro tra inquirenti e Ris, giovedì pomeriggio. Tra questi, anche il vetro dell’ascensore del palazzo di via Poma, sporco di sangue, sul quale l’esame biologico sarebbe stato effettuato soltanto con le vecchie tecniche. Questo codice genetico però è diverso anche da quello di Simonetta. È un Dna che non ha ancora un nome, perché non corrisponde a nessuno dei campioni finora rilevati. Non appartiene, infatti, neppure al suo fidanzato.
Intanto, mentre ieri sera la puntata di Matrix è tornata a dedicare la sua attenzione al caso di via Poma, rinfocolando inevitabilmente la polemica aperta con il Palazzo di giustizia capitolino, la procura in giornata ha reso noto di aver identificato la «fonte» del programma di Mentana, l’uomo che ha passato alla redazione della trasmissione le notizie poi al centro della puntata dedicata alla morte di Simonetta Cesaroni.
I magistrati per il momento avrebbero anche precisato che non è stato ancora iscritto alcun nome nel registro degli indagati per la fuga di notizie, nonostante il fascicolo (per «atti relativi a») sia stato aperto e affidato a un pm esperto di inchieste sulla pubblica amministrazione. Pur affermando di conoscerne il nome, infatti la procura avrebbe intenzione di procedere preventivamente a una serie di accertamenti. Sarà proprio il pm titolare del nuovo fascicolo a decidere se, e quando, indagare ufficialmente il presunto responsabile della violazione di atti secretati. In ogni caso, almeno per ora, resta immutato lo staff che si è occupato delle indagini tecniche sul caso di via Poma.