POMERIGGI MUSICALI Il via con Davidde di Mozart

La stagione si apre stasera al Dal Verme, sul podio il nuovo direttore Antonello Manacorda

Piera Anna Franini

È stato primo violino di spalla della Gustav Mahler Jugend Orchester, poi della Mahler Chamber Orchestra, complesso da lui stesso fondato. Ha lavorato con le più belle bacchette in circolazione, Claudio Abbado anzitutto. Ciò fino alla decisione di riporre il violino nella custodia per dedicarsi anima e corpo alla direzione. Che dal maggio scorso è stabile: alla testa dell’Orchestra dei Pomeriggi Musicali, oggi (ore 21) e sabato (ore 17), impegnata al Dal Verme nel debutto di stagione, la sessantaduesima.
Per l’inaugurazione, Antonello Manacorda gioca la carta dei tre anniversari, quello di Mozart (250 anni dalla nascita), di Schumann (150 anni dalla morte) e di Sostakovich (a un secolo dalla nascita) presentando del primo l’oratorio «Davidde penitente» e del secondo il «Concerto per violoncello op.129» con rettifiche di Sostakovic. «L’op.129 è una sorpresa timbrica, Sostakovic affida temi a strumenti diversi, cambia i colori. Così come è interessante vedere che cosa ricavi Mozart dalla sua stessa Messa in do minore, trasformata appunto in oratorio». Quanto alla virata professionale, Manacorda è franco, confessa di non esser mai stato il violinista macinatore di Partite di Bach e di Capricci di Paganini, «già da piccolo pensavo a creare Trii e Quartetti». Poi l’opportunità di carpire i segreti di bottega lavorando a stretto contatto con direttori di classe che per Manacorda sono «Abbado, sempre pronto a mettersi i discussione, musicista che alla centesima esecuzione della Quinta Sinfonia di Beethoven ristudia da capo la partitura». Altro direttore nel cuore di Manacorda è «Boulez: indimenticabile il suo Sacre di Strawinskj». Infine Haitink, «di moralità ineccepibile». Quanto al tema scottante dei direttori “fanciulli”: “una orchestra di grande tradizione che accetta di farsi dirigere da un direttore giovane mostra apertura, quindi è lodevole. Semmai è il direttore che rischia, nel ruolo di violinista di spalla mi sono imbattuto in direttori pieni di talento ma che poi si sono persi per strada. Spesso è meglio aspettare» è il Manacorda-pensiero. Orchestre di tradizione che «in Europa hanno saputo rinnovarsi, forse con l’eccezione di quella di Dresda e Lipsia sebbene l’arrivo di Chailly dà un’iniezione di vita».