Pomeriggio di passione per centinaia di pendolari del Roma-Civitavecchia

Non bastavano i disagi originati da un ordigno bellico messo in sicurezza poco prima dell’ora di pranzo: a far vivere ieri ai pendolari della Roma-Civitavecchia un pomeriggio di passione si è aggiunto pure un guasto sulla linea che, fino alle ore 18, ha fatto accumulare a molti treni (alcuni dei quali diretti a Pisa) ritardi superiori a un’ora. Incidenti di questa natura possono sempre succedere, è indubbio, ma ciò che di più ha dato sui nervi alle centinaia di passeggeri coinvolti è stata l’assoluta mancanza di assistenza da parte del personale di Trenitalia e la totale latitanza di annunci che fornissero indicazioni su cosa fare, tanto a bordo delle carrozze quanto nelle stazioni intermedie dove i malcapitati sono stati fatti scendere e «parcheggiati» per diverso tempo. L’apoteosi del grottesco è stata toccata sul Regionale 12241, partito in orario da Civitavecchia alle ore 13.02 e diretto verso la capitale. Pochi metri dopo aver superato Roma Aurelia il convoglio ha cominciato a rallentare, prima di arrestarsi per circa quindici minuti. A quel punto il conducente ha fatto marcia indietro, è rientrato in stazione e ha aperto le porte lasciando ai circa duecento occupanti dei vagoni solo due opzioni: scendere o sperare che ripartisse. «Eravamo disorientati - racconta Luciano D’Avenia, studente universitario di 22 anni - stavamo aspettando da circa mezz’ora e non sapevamo cosa stesse succedendo e soprattutto a chi chiederlo. Non c’era un controllore, un addetto, nessuno. E meno male che dovevano aumentare la sorveglianza a bordo. Episodi del genere accadono spesso, anche a tarda sera e in stazioni completamente isolate. E in quelle situazioni è davvero il caso di avere paura». Alla fine, solo tramite il passaparola, i passeggeri sono stati informati di un probabile guasto a uno scambio: perciò, si sono spostati sul terzo binario e lì hanno atteso un secondo treno per Roma. Treno che è arrivato poco dopo ma, tra lo stupore generale, anziché puntare verso San Pietro è tornato indietro in direzione Maccarese. «È stata un’odissea - racconta Stefano Ceccarelli, studente di lettere classiche alla Sapienza - avevamo perso un’ora ed eravamo ancora a metà strada. Mi chiedo con quale coraggio possano permettersi di aumentare il costo degli abbonamenti, visto che il servizio fa acqua da tutte le parti». Finalmente, dopo un ulteriore stop, il convoglio ha ripreso a velocità sostenuta la sua marcia verso Termini. Non è andata meglio a chi ha fatto il percorso contrario, lasciando il principale scalo della capitale diretto verso nord. Il regionale 2342 per Pisa, tanto per fare un esempio, ha toccato quota 48 minuti di ritardo, seguito da una lunga scia di convogli. Per tanti pendolari del Lazio, insomma, tornare a casa è sempre più un’impresa.