Pomigliano, Sacconi: "Investimenti non scontati Se l'acccordo dovesse fallire è colpa della Fiom"

Martedì mattina alle 8 si aprono le urne per il referendum dei 5.200 lavoratori dello stabilimento Fiat campano che devono votare sul piano Marchionne. Il ministro del Welfare: "La Fiom si atteggia a formazione politica". La replica di Landini: "Consultazione illegittima"

Roma - "Se questa vicenda dovesse concludersi negativamente, credo che la responsabilità che si sarebbe assunta la Fiom sarebbe straordinaria". Lo ha detto a In mezz’ora intervistato da Lucia Annunziata il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi commentando l’eventuale esito negativo del referendum fra i lavoratori di Pomigliano d’Arco. Il ministro del Welfare 24 ore dal voto per il referendum sull’accordo per la Fiat di Pomigliano insieme a Maurizio Landini, segretario della Fiom lancia un avvertimento sul fatto che gli investimenti della Fiat in quell’area non sono ancora scontati e invece sono fondamentali per quell’area del Mezzogiorno. Messo a confronto con Landini sull’esito del referendum Sacconi osserva che "la sua è una risposta poco sindacale, la Fiom si atteggia a formazione politica", quindi a proposito "dei ricatti di cui la Fiom parla vorrei usare le parole di Eugenio Scalfari di oggi: 'non si tratta di ricatti ma di dati di fatto e con i dati di fatto non si può polemizzare'. L’importanza del risultato referendum - aggiunge Sacconi - è legata alla decisione della Fiat, che non è affatto scontata, e dovremmo convenire con la preoccupazione per gli investimenti a Pomigliano da parte del gruppo Fiat e riconoscere che nel Mezzogiorno può diventare una piattaforma produttiva".

La Fiom "Non facciamo alcuna previsione perché consideriamo quel referendum illegittimo, l’accordo viola la Costituzione e non è libero perché i lavoratori non possono pronunciarsi liberamente perchè sono sotto minaccia di licenziamento". Così Maurizio Landini, segretario della Fiom risponde a In mezz’ora a proposito dell’esito del referendum che si terrà martedì prossimo sull’accordo per la Fiat di Pomigliano. "Noi la consideriamo una forzatura, un ricatto - insiste Landini -, abbiamo invitato le persone ad andare a lavorare quel giorno, non chiediamo ai lavoratori di fare gli eroi, ma siccome devono sapere che la Fiom ha deciso che se l’accordo rimane così noi non lo firmiamo. Per noi il voto di quel referendum quindi non ha valore".

Gli appelli per il referendum I fautori del sì e quelli del no moltiplicano gli sforzi alla vigilia di un appuntamento cruciale per il futuro dello stabilimento di Pomigliano d’Arco. Martedì mattina alle 8 si aprono le urne per il referendum sul piano Marchionne, con 5.200 lavoratori chiamati a esprimersi. Sostenitori e avversari dell’intesa continuano il volantinaggio, mandano sms, invitano i lavoratori a recarsi in fabbrica per il famoso referendum che dovrebbe decidere le sorti dello stabilimento automobilistico, e degli operai che vi lavorano e dei circa 15mila dell’indotto legati alle sorti del Giambattista Vico. Il tutto all’indomani della fiaccolata per il sì che i promotori considerano un successo, ma che è bocciata come un flop da Cgil, Fiom e Cobas. A sostegno del piano sono in campo anche le istituzioni locali. Domani si riunisce a Napoli il Consiglio regionale, per una seduta monotematica su Pomigliano e il futuro del comparto auto; a Pomigliano, seduta congiunta del Consiglio comunale e di quello provinciale. Le maggioranze - in tutti e tre i casi di centrodestra - hanno già espresso il proprio parere favorevole all’accordo, con dichiarazioni e presenza nella cittadina partenopea ieri mattina, quando il coordinamento del Pdl campano ha allestito un gazebo davanti al municipio per raccogliere firme dei cittadini, e ieri pomeriggio alla fiaccolata organizzata dai lavoratori favorevoli all’accordo.