Pomodori abortisti in faccia a Ferrara

Sembra di essere tornati indietro di trent’anni: stessa piazza, stessi slogan, stessi scontri, in gran parte anche stessa gente. Come in un’immensa macchina del tempo dove gli eterni replicanti di se stessi devono individuare il Nemico, il Cattivo, l’Orco, contro cui sfogare la propria rabbia e la propria intolleranza. Ovviamente, «democratica e antifascista», ça va sans dire.
Succede a Bologna, piazza Maggiore ieri pomeriggio. Dove Giuliano Ferrara ha in programma il suo comizio per presentare la lista sulla moratoria dell’aborto. Succede di tutto: bottiglie lanciate verso il palco, uova all’indirizzo di Giuliano, lattine usate come una sorta di tiro a segno da Luna Park, durissime contestazioni, cariche della polizia, Ferrara scortato all’uscita dagli agenti perché possa lasciare incolume piazza Maggiore.
Lui, Giuliano, un po’ se l’aspettava. E l’aveva raccontato ridendo anche l’altra sera a Enrico Mentana che lo intervistava a Matrix: «Domani sono a Bologna, dove so che mi aspettano... Ho anche chiamato Cofferati...». E quel «so che mi aspettano» era solo il preannuncio dell’ennesima contestazione nella campagna elettorale, dove la parziale riabilitazione di Berlusconi ha privato del Nemico quelli che hanno voglia sempre e comunque di menare le mani e di battere le lingue. E quindi si sono dovuti reinventare un nuovo Cattivo, un nuovo Orco.
E chi poteva essere il nuovo Nemico, il nuovo Cattivo, il nuovo Orco? A Genova qualcuno dei centri sociali ha tirato pietre a Francesco Storace e a Mario Borghezio, altrove c’è chi pensa che Daniela Santanchè sia la reincarnazione di Crudelia Demon, solo più elegante e spietata, ma l’unico che può aspirare davvero al titolo di Supercattivo della campagna elettorale, contestato dalle Alpi alle Piramidi, quasi a ogni comizio, è Giuliano Ferrara.
Un po’ è lui, che dell’Orco ha anche il fisico, gli occhi azzurri guizzanti e un po’ luciferini, e la bocca con qualche spazio fra i denti. Ma il resto lo fa l’argomento: perché in una campagna elettorale dove il tema più appassionante sembra essere Alitalia, Giuliano ha portato uno spunto assolutamente forte, capace di dividere, di creare passioni, di sollevare conflitti etici e personali: la vita. In una campagna elettorale dove fa scandalo una battuta di un generale sull’opportunità della presenza gay nell’esercito, lo scandalo vero della battaglia sul valore della vita è destinato a spaccare. E non può essere diversamente.
Comunque la si pensi sull’opportunità della lista «pro-life», sulla forzatura di manifesti come quelli sull’«aborto per un reality show» e perfino sul tema stesso dell’interruzione volontaria della gravidanza, dire che il re è nudo, come fa il bambino Ferrara e che quel pallino che sembra un videogame impazzito nella prima ecografia è vita, è lo scandalo più estremo e forte.
Ferrara è contestato, insultato, aggredito perché dice oltre che parlare. E la forza del suo messaggio, ribadisco, comunque la si pensi in materia, è quella di riproporre i temi dei referendum storici sulla vita. In una campagna elettorale che, al massimo, può essere paragonata ai referendum sul numero di preferenze, sulle soglie di sbarramento, sul mattarellum o sul modello Guzzetta.
Giuliano non diventerà presidente del Consiglio e non è certo che la sua armata un po’ sgangherata di bravi ragazzi entri alla Camera, superando il 4 per cento. Ma persino questo è un particolare.
Perché la passione, le passioni, anche le peggiori, come quelle suscitate a Bologna ieri sono un’esclusiva dei temi veri. E su questo Ferrara e i suoi hanno comunque vinto.
Massimiliano Lussana