Una pompa in miniatura salva il cuore dopo un infarto acuto

Le malattie cardiovascolari costituiscono nei Paesi industrializzati il primo fattore di mortalità della popolazione. L’angioplastica coronarica, cioè la tecnica che consente di riaprire le arterie del cuore ostruite senza fare ricorso alla chirurgia è diventata negli ultimi anni il trattamento di prima scelta e di indiscussa efficacia per le patologie che provocano il restringimento dei vasi che nutrono il cuore. Grazie a questa metodica è così possibile trattare sia quei pazienti che subiscono il restringimento progressivo delle coronarie (e soffrono perciò della cosiddetta «angina») sia i pazienti che arrivano in ospedale in urgenza, per infarto acuto, causato dal blocco del flusso sanguigno per la chiusura repentina di un’arteria coronarica.
Quando l’infarto colpisce un vaso che porta nutrimento a un’area cardiaca molto estesa, la funzione di pompa del cuore risulta molto compromessa, e lo stato di sofferenza che ne consegue prende il nome di «shock cardiogeno». Questi pazienti presentano una mortalità del 40 per cento anche quando sono trattati nel modo adeguato e con risultati immediati soddisfacenti.
Oggi sui malati che hanno il cuore con una parte seriamente danneggiata e che quindi non riesce più a riprendere la sua normale funzionalità, è possibile intervenire inserendo nel cuore una pompa miniaturizzata (Impella) che garantisce un flusso minimo ottimale, capace cioè di raddoppiare la capacità di pompaggio del cuore che si trova in condizioni critiche. Di tutto questo si parla a Villa d’Este, dove vengono presentati i dati americani che confermano l’efficacia del sistema Impella nella riduzione di almeno il 15% della mortalità per infarto e nell’aumento della funzionalità cardiaca.