Pompei, Bondi: "Se avessi colpe mi dimetterei"

Non si placano le polemiche dopo il crollo della Casa dei gladiatori di Pompei. Il ministro dei Beni culturali: "Se avessi la certezza di avere responsabilità in quanto accaduto mi dimetterei ma rivendico il grande lavoro fatto". Poi la promessa: "Ricostruiremo la Domus"

Pompei - Nella Pompei antica, ferita due giorni fa, dal crollo della Domus del gladiatori, il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, arriva poco dopo mezzogiorno. Con i tecnici della Soprintendenza archeologica guidati dalla soprintendente Jeannette Papadopoulos e il direttore generale del ministero Stefano De Caro, Bondi compie un sopralluogo in via dell’Abbondanza davanti alle macerie della Schola Armaturarum Juventutis Pompeianae crollata sotto il peso di un tetto in cemento armato e per le infiltrazioni di acqua piovana. Poi, l’annuncio: «Sono fiducioso, la Schola aveva subito un intervento di restauro nel 1947 e dovrebbe dunque essere possibile ricostruire l’edificio cosi com’era dopo la Seconda guerra mondiale. Penso che sarà possibile anche recuperare gli affreschi», ha spiegato. Poi, ha avvertito: «Altri crolli di edifici sono possibili a Pompei, visto lo stato del sito archeologico; e provo un sentimento di angoscia».

E al duro intervento del Capo della Stato, che aveva parlato di «vergogna» commentando il crollo della Domus dei gladiatori e alle tante critiche piovutegli addosso dal centrosinistra, Bondi ha replicato sostenendo che «se avessi la certezza di avere responsabilità in quanto accaduto mi dimetterei ma rivendico invece, il grande lavoro fatto». Ai suoi detrattori Bondi ha risposto senza mezzi termini: «Le dichiarazioni rilasciate da Melandri, da Granata e dal sindaco di Firenze, senza prima conoscere né le cause né l’ampiezza né le eventuali responsabilità danno la misura del grado di meschinità e di imbarbarimento a cui è giunta la politica in Italia». Il ministro ha poi assicurato che «riferirà immediatamente al Parlamento» sull’accaduto.

Sulla polemica della presunta esiguità dei fondi destinati ai beni culturali, il Ministro ha chiarito che «non si tratta solo di un problema di risorse per gestire gli scavi di Pompei ma soprattutto di come si spende; dai visitatori si ricavano annualmente, 20/25 milioni ma negli anni scorsi si è riusciti a spendere solo la metà dei fondi assegnati».

E sul futuro degli Scavi Bondi annuncia un piano straordinario di manutenzione per tutte e 1.500 le case pompeiane e di avere intenzione di costituire una task force scientifica destinata ad affiancare il lavoro della Soprintendenza. «Servono nuove figure professionali per Pompei, penso a giovani manager che dobbiamo valorizzare. Penso a una fondazione privata da affiancare al lavoro del ministero e della Regione per gestire la valorizzazione e la salvaguardia dei beni» ha spiegato Bondi. Ma il suo sogno resta la creazione di una Fondazione, sullo stile della Packard che opera a favore degli scavi di Ercolano.

Anche ieri nel Museo più visitato al mondo, grande folla di turisti di tutte le razze, parcheggi e aree di sosta invase dai torpedoni. Centinaia di fotocamere puntate verso la Domus che non c’è più. Mai aperta negli ultimi decenni ma la più gettonata da due giorni, anche se ridotta a un mucchio di macerie. Ma c’è la promessa del Ministro: «La Domus dei gladiatori forse risorgerà». E finalmente potrà essere visitata.
Carminespadafora@libero.it