Pompei, i finiani: su Bondi sfiducia o astensione

Il ministro dei Beni culturali al Senato: "La mancanza dei fondi
non è il problema. Sfiducia? sarebbe un'onta per chi la chiede"
. Il finiano Granata: "Da noi sfiducia o astensione". Bersani: "Bondi è inverecondo"

Roma - Le polemiche per il crollo di sabato scorso, a Pompei, non si placano. E il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, torna a dire la sua. Questa volta lo fa parlando al Senato, dopo l'informativa di ieri a Montecitorio. "Purtroppo non si possono escludere altri crolli", dice Bondi a Palazzo Madama. "Napolitano ha chiesto che si spiegasse senza ipocrisie e io lo farò". Intanto, ribadisce, la mancanza dei fondi non è il problema, "forse se lo dicessi potrei accampare meriti. Ma questo per me è il momento della serietà e della responsabilità. Non scarico responsabilita". E sull'ipotesi di una mozione di sfiducia nei suoi confronti replica con poche, durissime parole: "Sarebbe un’onta non per me ma per chi la presentasse".

Crollo restauro anni '50 "A Pompei è crollata solo una parte dell’edificio della Domus dei gladiatori - spiega il ministro -. Quella che è stata restaurata negli anni ’50. Il crollo di un edificio per quanto grave sia non può cancellare il lavoro fatto. Chi pensa che in una città così antica non possano esserci problemi non ha senso della realtà. La parte con le decorazioni affrescate della Domus dei gladiatori - ha aggiunto - si ritiene possa essere recuperata".

Sottovalutazione cultura viene da lontano "La situazione più grave - sottolinea il ministro - è quella del pensionamento del personale e l’ impossibilità di assumere. La riduzione di organico, in questi anni è stata dell’11 per cento. La situazione più critica riguarda architetti e archeologi". Servono, ripete Bondi, almeno 50 architetti e 80 archeologi. Poi il ministro si avvia alle conclusioni del suo intervento: resta - dice - il problema delle risorse che Italia spende in cultura. "Non scommettere sulla cultura è un non senso. Ne sono convinto. Ma questo problema ha una lunga storia. Se volete addebitarlo a me o al governo - osserva - fatelo pure". Ma poi sottolinea di essere convinto che il problema sia vecchio di molti anni e che nasce dalla "sottovalutazione che le classi dirigenti del paese hanno avuto del ruolo che la cultura ha per lo sviluppo economico del paese. È un problema però - ha concluso Bondi - che dobbiamo affrontare tutti insieme".

Granata: dal Fli sfiducia o astensione Il deputato di Futuro e libertà, Fabio Granata annuncia che i finiani voteranno la sfiducia oppure si asterranno sulla mozione presentata dal Pd: "Il ministro deve assumersi le sue responsabilità, è chiaro che se il governo cade il discorso cambia, diversamente valuteremo la sfiducia oppure l’astensione".

Quagliariello: no a sciacallaggio politico "Di surreale - afferma il vicecapogruppo del Pdl al Senato, Gaetano Quagliariello -  c’è soltanto la messinscena orchestrata nei confronti del ministro Bondi da Bersani e compagni. Comprendo che una sinistra incapace di approfittare delle difficoltà degli avversari si attacchi a tutto pur di dimostrare di esistere. "Ma fare sciacallaggio politico sul crollo della domus dei gladiatori dopo che tra il 2003 e il 2009, con governi di ogni colore, si sono verificati a Pompei quattordici eventi simili senza che questo determinasse clamori o polemiche, la dice lunga sul livello di strumentalità raggiunto dal confronto politico nel nostro Paese".

Bersani: Bondi è inverecondo "Trovo inverecondo questo modo di contrapporre temi di questa natura, sono il segno del disagio, della crisi di gente che non sa più dove sbattere la testa". Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani commenta le dichiarazioni del ministro della cultura, che al Senato ha detto che invece di "parlare del crollo di Pompei bisognerebbe parlare del Veneto". Il leader democratico ricorda che ieri in Veneto, all’assemblea Anci, "siccome la stragrande maggioranza dei veneti è costituita da persone serie e civili, non c’è stato un amministratore che non dicesse ’bastà con queste stupidaggini, con questa contrapposizioni. Il Veneto e Pompei sono l’Italia e il presidente della Repubblica ci ha richiamato a una cura attenta e umile del patrimonio".