Poncho, sombreri e Swarovski Givenchy "italiano" vive in Perù

Il designer di origine pugliese Tisci dedica la collezione a Yma Sumac, "la principessa Inca" del canto. Mille ore di lavoro per il bomber peruviano e 100 mila euro per l'abito da sera ispirato a Machu Picchu

Parigi - «Mille ore di lavoro per confezionare un bomber in maglia con i motivi del poncho peruviano e 100mila euro solo per gli Swarovski dell'abito da sera con i colori dei fiori di Machu Picchu». Riccardo Tisci sembrava ancora sotto choc nel descrivere i lussi sibaritici che si è potuto concedere nel preparare l'indimenticabile alta moda di Givenchy per il prossimo inverno in passerella ieri sera a Parigi. Trentatrè anni, da quasi quattro alla direzione artistica della storica maison francese, il talentuoso designer d'origine pugliese conosce il valore del denaro: «Ho conosciuto la povertà - racconta - ero solo un bambino quando ho perso il papà e mia madre doveva dividere la michetta tra me e otto sorelle. Mi son messo a lavorare a 12 anni e ho fatto di tutto: stuccatore, fiorista, Babbo Natale davanti ai grandi magazzini sotto le feste e perfino assistente di un'impresa di pompe funebri».

Per questo era impossibile non commuoversi davanti alla bellezza di una collezione dedicata a Yma Sumac, la cantante folk peruviana che negli anni Cinquanta veniva paragonata a Maria Callas. Per tradurre nel linguaggio della couture lo stile della «principessa Inca» del canto popolare, Tisci ha fatto tramare nel cashmere il pelo di lama oppure di yak. Tutti i capi in pelle erano prima cerati e poi decorati con le grafiche del popolo andino a rilievo. C'erano bellissimi abiti-poncho con grandi strisce color caffè che comparivano anche sui giganteschi sombreri in testa alle modelle avvolte per il giorno in preziose sciarpe di liquido jersey foderato in cincillà, per l'ora del cocktail nei fulminanti miniabiti con le tinte delle orchidee che crescono attorno alle rovine di Machu Picchu e per le occasioni speciali tipo red carpet o feste da mille e una notte, nei vestiti lunghi fino ai piedi fatti con innumerevoli frange in seta. Inutile quindi stupirsi se da Tisci si fanno vestire dive e divine d'ogni tipo: da Madonna a Nicole Kidman passando per Valeria Golino, Naomi Watson, Cristina Ricci e la regina Rania di Giordania. Ma tutto questo successo per fortuna non ha cambiato lui: «Sono rimasto un ragazzo in jeans e maglietta dal mattino alla sera».

Altrettanto umile e allo stesso tempo consapevole della sua bravura, Alber Elbaz ha presentato in questi giorni la pre-collezione Lanvin della prossima estate e un intero guardaroba in denim dal trench agli orecchini realizzato in collaborazione con Acne, marchio svedese molto noto tra i cultori del jeans. «Prima o poi mi cacceranno - dichiara lo stilista israeliano - in cinque anni ho trasformato una storica maison francese in un supermarket». Invece Jeanne Lanvin, maestra del taglio e delle proporzioni, sarebbe fiera della moderna eleganza di questa moda che prevede una semplice gonna pareo e una t-shirt con la faccia di Bette Davis dipinta e ricamata a mano perfino in caso di matrimonio estivo oltre, naturalmente, ai suoi classici abiti dalle maniche gonfie realizzati nel robusto tessuto dei blue jeans. Tutt'altra musica sulle passerelle di Christian Lacroix e di Chanel dove l'alta moda ritorna ai suoi fasti fuori tempo: irreale e bella come una fiaba. Karl Lagerfeld ha decorato tutti i modelli Chanel con innumerevoli piegoline fatte come le canne di bambù mentre Lacroix è stato più bravo che mai nel costruire panier settecenteschi con veli dai mille doviziosi colori di una foresta incantata.