Ponte Lambro chiede aiuto: «Basta violenza»

C’è stato il via vai della droga, da queste parti. E c’è ancora, dicono i mattinali della questura. Ma ci sono anche interi nuclei familiari votati all’arte dello scasso e del furto. Sintesi di Ponte Lambro, periferia della Milano che non vogliamo: tremilaseicento abitanti di cui diciotto per cento immigrati e che, statistiche alla mano, si rivolgono per il quarantasette per cento ai servizi sociali. Fotografia che si completa con il tasso di disoccupazione a quota ventitrè per cento - record ambrosiano - e con un appartamento popolare su quattro occupato abusivamente in via Ucelli di Nemi.
Non c’è dubbio, la brutta fama che Ponte Lambro si tira dietro se l’è davvero guadagnata. Popolarità più che meritata in questo vecchio borgo, enclave dei problemi di Milano: degrado, delinquenza e inciviltà. Storie di una periferia troppo lontana dal centro, «per diminuire il peso psicologico dello stare ai margini abbiamo chiesto e ottenuto da Atm di non mettere un capolinea nel quartiere ma fermate che, ogni venti minuti, si riempiono di quelli che aspettano l’autobus per il centro» fa sapere don Agostino. Come dire: la 45 è il collegamento, il sottile collegamento che evita al quartiere di andare alla deriva più completa.
Certezza per chi, ogni mattina, è costretto a fare i conti con il vandalismo notturno: «Normalità è ritrovarsi le gomme dell’auto squarciate» dicono al supermarket di Ucelli di Nemi, la strada centrale di Ponte Lambro, dove «ogni “ics” scardinano le inferriate e rubano i soldi in cassa». Problemino comune alla farmacia - rapinata un paio di volte - dove osservano l’andirivieni di tossici, «in cerca a tutte le ore, soprattutto di notte quando le cose precipitano»: «Basta andare là dietro e, oplà, si trova di tutto e di più, con tanto di macchine e motorini che finiscono “cannibalizzati” dietro gli stabili dell’Aler». Indicazioni topografiche di quel perimetro dell’inferno della gente perbene, che reclama sicurezza per condurre un’esistenza libera. Richiesta che sale da via Degli Umiliati e via Reiner Maria Rilke, dove i «domiciliari» la fanno da padrone: «Teste calde che non hanno niente da perdere e che impediscono a Ponte Lambro di non essere un Bronx in sedicesimo».
«Teste calde» in affari con gli immigrati, che tra via Vittorini e Umiliati hanno a disposizione decine di esercizi commerciali. La comunità più numerosa è quella sudamericana, «c’è da stare con gli occhi aperti» nota l’ungherese Olga, occupata in un call center: «Sono stata anche aggredita, un tentativo di violenza vicino a quel parchetto dove l’illecito si consuma pure a mezzogiorno». Ma le forze dell’ordine? Spallucce ovvero interpretazione inequivocabile dell’impotenza di un quartiere che la Tangenziale recide da Milano e che è il simbolo del degrado nonostante sia il trampolino di lancio del contratto di quartiere voluto da Palazzo Marino, Regione Lombardia e dall’azienda lombarda di edilizia residenziale. Impotenza che si traduce nel centro giovanile di via Parea dato più volte alle fiamme dalle bande del quartiere perché, altrimenti «manca la mano d’opera da impiegare nella microcriminalità, «già, non è un mistero che i ragazzini sono sfruttati come vedette dai boss del quartiere, vedette per non perdere il controllo delle strade». Ad esclusione però dell’ingresso a quella radura che conduce allo scheletro di un albergo mai finito: hotel irraggiungibile se non passando per una cascina dove abita una coppia di anziani e dove si viene assaliti da cani abbandonati. Area impraticabile anche nella periferia fatta di droga, degrado e criminalità.
gianandrea.zagato@ilgiornale.it