Ponte Mammolo, favela cancellata in poche ore

Blitz delle forze dell’ordine nell’accampamento che ospitava settecento tra rom e cittadini dell’Est

Di nuovo in azione le ruspe a Ponte Mammolo. Hanno cancellato in poche ore la sterminata baraccopoli che ospitava circa settecento tra rom e immigrati dei Paesi dell’Est e sorgeva a cinquecento metri in linea d’aria dai modernissimi studi di Telespazio.
Il blitz è iniziato alle 8 del mattino e si è protratto fino al tramonto. Una cinquantina di poliziotti dell’Ufficio soccorso pubblico della Questura e un nutrito gruppo di agenti della Municipale hanno assistito alle operazioni, che hanno portato alla distruzione di decine di costruzioni, quasi tutte in muratura. Per queste casette i nomadi si facevano pagare profumatamente dagli stranieri - specie romeni e polacchi - in cerca di un tetto. Ad alloggiare nella bidonville anche qualche famiglia di italiani. «L’area è per metà della Fondazione del Marchese Gerini e per metà demaniale - spiega il consigliere del V Municipio, Roberto Santoro -. Le forze dell’ordine, con un pennarello hanno segnato le casette da abbattere. Altre per il momento si salveranno, in attesa di una successiva decisione».
Di concerto con le ruspe hanno lavorato anche grossi tir, che hanno portato via i calcinacci e i resti delle baracche. Vicolo di Ponte Mammolo era un autentico, tortuoso budello. In mezzo fango e pozzanghere, ai lati un tappeto di rifiuti, mobili abbandonati, carcasse di auto bruciate. Sotto il terreno c’è l’Acquedotto dell’Acqua Marcia. La legge impone di tenere pulita la superficie soprastante la condotta dell’acqua potabile. L’Acea di tanto in tanto provvede alla bonifica. Ma tempo 20 giorni, si riformano montagne di spazzatura. «Il campo esisteva da anni - spiega Santoro -. Non si sa quello che succedeva lì dopo il tramonto. Si dice prostituzione, spaccio, ma nessuno controllava».
Il degrado tutto intorno fa paura. Il senatore di An, Cesare Cursi, mette in guardia dai pericoli per la salute. «Per i nomadi stessi e per la popolazione che vive accanto ai campi - dichiara Cursi -. Ci sono malattie, come la tubercolosi e la scabbia, che vengono importate dai Paesi più a rischio. Occorre che il Nas e le Asl ristabiliscano le condizioni minime di igiene». Il consigliere comunale Fabrizio Ghera, sempre di An, esprime invece la preoccupazione che i rom sgomberati ieri da vicolo di Ponte Mammolo possano in 2-3 giorni trasferirsi nei campi vicini. «In particolare a via Benigni - spiega -, a 500 metri verso la zona di Casal de’ Pazzi, dove si è formata da poco un’altra grossa favela».