Ponte di Messina: il governo nuota nella confusione

Franco Battaglia

Alfonso Pecoraro Scanio ha definito «opera faraonica inutile» il ponte sullo Stretto. È egli ministro all’Ambiente ma, come ha più volte dimostrato, di tutela dell’ambiente non ci capisce un’acca. Non è ancora chiaro se v’è qualcuno che capisce alcunché di qualcosa in questo governo: la Bindi, ministro per la Famiglia, intende estendere ogni provvedimento a sostegno della famiglia anche a ciò che famiglia non è, rendendo così pleonastici il ministero che guida e sé stessa; la Turco, ministro alla Salute, vuole allentare la guardia alle droghe, evidentemente ignorando che fanno male alla salute; Bersani dovrebbe occuparsi di energia ma ha studiato filosofia, e il suo consigliere all’energia, prima di diventare tale fu professore di lettere. Quanto a Prodi, che senza chiedere il parere ai cinesi di Taiwan ha candidamente auspicato l’annessione di questa a Pechino ha sì - e non so come - evitato le proteste dello Stato democratico cinese (forse non hanno capito i suoi farfugliamenti), ma non ha evitato che il Wall Street Journal, nello stigmatizzare la di lui condotta in ordine al recente caso Telecom, paragonasse l’Italia ad una «Repubblica delle banane» e dichiarasse la propria incredulità per il fatto «che l’Italia possa ancora essere un membro del G7».
Il vero impatto ambientale del ponte sullo Stretto di Messina - vorremmo far sommessamente osservare al ministro - è la sua assenza. Così come lo è l’assenza delle numerose infrastrutture la cui costruzione il governo precedente aveva avviato e che questo governo si appresta a interrompere. Se si fa un giro in internet, si possono ammirare le foto di meravigliosi ponti sospesi e sparsi nel mondo: ad esempio, l’Akashi Kaikyo, con una campata di 2 chilometri, inaugurato 10 anni fa in Giappone; o il Vasco de Gama che, lungo 17 chilometri e inaugurato 8 anni fa, unisce le due sponde del fiume Tago, in Portogallo; o il Great Belt, lungo oltre 13 chilometri, che collega Copenaghen allo Jutland; o l’Oresund, una struttura di 16 chilometri che unisce la capitale danese alla Svezia e che fu inaugurato, molto romanticamente, con un bacio che principessa Victoria di Svezia e Principe Frederik di Danimarca si scambiarono al centro di questa faraonica struttura, costata 7 anni di lavori.
Sono ben altre le faraoniche opere che questo governo ha in mente, cioè nel programma (ricordate? Se lo erano battezzato «per il bene dell’Italia»). Una per tutte: spendere cinque volte il costo del ponte per interrare i cavi ad alta tensione. In tutta l’Europa vi è una rete di circa 110.000 km di cavi ad altissima tensione, 100 km dei quali sono interrati: gli italiani, se questo governo sta in piedi, di chilometri di cavi interrati, tra altissima e alta tensione, se ne permetterà 30.000. Ma non si potranno permettere di attraversare lo Stretto in 2 minuti: saranno condannati, e ancora a lungo, ad attraversarlo in 2 ore, come da regolare orario ferroviario.