Ponte sullo Stretto, Mose e autostrade E meno burocrazia per cominciare i lavori

L’annuncio del ministro Matteoli era stato chiaro: servono 16,6 miliardi di euro per far ripartire quei lavori di cui il Paese ha bisogno e che erano stati paralizzati dal governo Prodi ostaggio dei «no» ambientalisti di Pecoraro Scanio. In capo a 5-6 mesi, il governo si impegna dunque a ridare il via a quelle grandi opere già iniziate: il Mose contro l’acqua alta a Venezia, il raccordo Parma-La Spezia della Cisa, la Milano-Mantova, l’autostrada Civitavecchia-Livorno e la Brebemi. Opere indispensabili per rilanciare il commercio e il turismo e che valgono - secondo le stime - un incremento del Pil pari allo 0,7%. Con 700 milioni di euro provenienti dal Cipe, poi, partirà la prima fase della costruzione del Ponte sullo Stretto: l’acquisto dei terreni in vista di cominciare la costruzione vera e propria. In programma ci saranno però anche altre infrastrutture: la tratta ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, le tratte Palermo-Messina e Messina-Catania, la superstrada ionica, la riqualificazione della Salerno-Reggio Calabria e il tratto autostradale Brescia-Padova. Il tutto per un monte-investimenti di 44 miliardi di euro. Il discorso pressante, però, è quello dei tempi: in Italia, ci vuole più tempo a ottenere le autorizzazioni che a realizzare le opere. Ecco perché si è resa necessaria «la procedura straordinaria» per velocizzare l’iter annunciata lunedì dal ministro dell’Economia Tremonti. Un taglio alla burocrazia e alla valanga di autorizzazioni richieste, ma non ai controlli necessari, che anzi diventeranno più severi.