Il pontefice a Moretti & Co «La fede non toglie nulla al vostro genio, lo nutre»

da Roma

«Amore» e «bellezza». Sono le due parole chiave del pontificato di Benedetto XVI che ieri mattina, sulla scia dei predecessori, ricordando l’analogo gesto compiuto da Paolo VI nel 1964 e la lettera loro specificamente indirizzata dall’«artista» Giovanni Paolo II, ha incontrato gli artisti nella Cappella Sistina definendoli «custodi della bellezza». Ha chiesto loro di essere «annunciatori e testimoni di speranza» e di non temere il confronto «con la sorgente prima e ultima della bellezza».
Sotto le volte michelangiolesche, nel luogo in cui poco meno di cinque anni fa Joseph Ratzinger pronunciò l’«accepto» che lo rese Papa, si sono radunati 260 artisti delle varie discipline, dai registi Nanni Moretti, Ettore Scola e Franco Zeffirelli, agli attori Raul Bova, Monica Guerritore e Sergio Castellitto, ai cantanti Roberto Vecchioni e Claudio Baglioni. Ma anche pittori, scultori e architetti, come l’irachena Zaha Hadid, alla quale i sauditi hanno affidato il nuovo progetto per La Mecca. Promotore dell’iniziativa è il presidente del Pontificio consiglio della cultura Gianfranco Ravasi, uomo chiave del Vaticano per il dialogo con il mondo dell’arte.
Papa Ratzinger ha detto di voler «rinnovare l’amicizia della Chiesa con il mondo dell’arte». Ha rievocato le indimenticabili parole di Paolo VI, che agli artisti disse: «Noi abbiamo bisogno di voi. Perché, come sapete, il nostro ministero è quello di predicare e di rendere accessibile e comprensibile, anzi commovente, il mondo dello spirito, dell’invisibile, dell’ineffabile, di Dio. E in questa operazione... voi siete maestri». Benedetto XVI spiega: «È l’esperienza del bello, del bello autentico, non effimero né superficiale» che può ridare speranza, comunicando quella «scossa» che fa uscire da se stessi e risveglia il cuore e la mente, perché, come scriveva Dostoevskij, «l’umanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più nulla da fare al mondo».
Ma, continua il Papa, la bellezza che oggi «viene propagandata è illusoria e mendace, superficiale e abbagliante fino allo stordimento», mentre l’autentica bellezza permette «di conoscere, di amare, di andare verso l’Altro, verso l’Oltre da sé».
Il discorso di Ratzinger si conclude con un appello ai «custodi della bellezza», perché siano «grati dei doni ricevuti e pienamente consapevoli della grande responsabilità di comunicare la bellezza»: «Siate anche voi, attraverso la vostra arte, annunciatori e testimoni di speranza per l’umanità! E non abbiate paura di confrontarvi con la sorgente prima e ultima della bellezza, di dialogare con i credenti, con chi, come voi, si sente pellegrino nel mondo e nella storia verso la Bellezza infinita! La fede non toglie nulla al vostro genio, alla vostra arte, anzi li esalta e li nutre».