«Al Pontefice pensino le guardie svizzere»

Era il 21 settembre 2006. Benedetto XVI, in novembre, avrebbe tenuto un viaggio in Turchia. E Ali Agca, l’attentatore di Papa Wojtyla, riferì di minacce al Pontefice. Il premier Prodi, a margine dei lavori dell’assemblea dell'Onu, disse soltanto di non sapere dove Agca, il terrorista turco che cercò di uccidere Giovanni Paolo II nel maggio 1981, avesse preso le sue informazioni. Incalzato dai giornalisti, dopo le polemiche per le parole pronunciate sull’Islam dal Pontefice, Prodi non aggiunse nulla ma rispose: «Alla sicurezza del Papa ci penseranno le sue guardie. Cosa volete che vi dica...». E si scatenò la polemica politica: «Si vede che a Prodi il fuso orario ha dato alla testa... Sarà l’effetto del jet lag, per lo meno speriamo che sia quello...», replicò ironicamente Pier Ferdinando Casini. Per l’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu fu «una battuta infelice ma potenzialmente pericolosa che, per nostra fortuna, non verrà presa sul serio neppure dal più sprovveduto degli estremisti».