Pontone: "Vendere a 300mila? Fu Fini a stabilire quel prezzo"

Ecco i verbali con le deposizioni dei protagonisti dell’affaire monegasco

Tutti interrogati, tranne Fini e il cognato di Fini. Ecco i verbali con le deposizioni dei protagonisti dell’affaire monegasco.

PONTONE: «ARRIVARONO OFFERTE»
Partiamo con l’ex tesoriere Francesco Pontone, ascoltato come testimone il 14 settembre scorso. Pontone da un lato smentisce clamorosamente Fini sulle offerte d’acquisto e dall’altro lo indica come colui che gli indicò a quale prezzo alienare l’immobile alla società off-shore: Pm: Vi furono fatte pervenire richieste di acquisto dell’appartamento? Vi furono offerte di somme per poterlo acquistare? Pontone: «Posso dire che pervennero alla sede del partito telefonate da persone residenti in Montecarlo che si informavano se l’appartamento fosse in vendita. Debbo dire che, sulle prime, noi ascoltammo queste richieste per sapere se vi fossero concrete offerte di acquisto. Siccome si trattava di informazioni generiche, fu risposto che non era intenzione del partito vendere (...), nel corso delle telefonate non furono mai indicate cifre concrete, tutto ciò accadeva fra il 2000 e il 2001. Successivamente vi fu qualche altra sporadica telefonata al riguardo, ma fu subito confermato che non vi era intenzione di vendere» (...). Pm: Ricorda le circostanze che portarono alla vendita dell’appartamento? Pontone: «Il presidente Fini mi contattò per dirmi che l’appartamento di Montecarlo si vendeva e che il prezzo di vendita era di 300mila euro. Io fui informato nella mia qualità e perché dovevo interessarmi all’atto di vendita (...). Successivamente parlando con Donato Lamorte questi mi disse che era stato richiesto dal presidente Fini di un parere sul valore dell’immobile in quanto il Lamorte è preposto in materia perché geometra e in passato immobiliarista. Lamorte spiego che l’indicazione di 300mila euro era congrua per le fatiscenti condizioni dell’immobile (...). Fino alla stipula del contratto non ho saputo chi fosse l’acquirente (...)».

LAMORTE: "NON CI FU STIMA"
Dopo aver spiegato ai magistrati che l’appartamento, da lui visitato insieme nel 2002 alla segretaria di Fini, Rita Marino, «era in pessime condizioni», il finiano Lamorte afferma: «L’onorevole Fini mi comunicò che aveva ricevuto la proposta di acquisto dell’appartamento a Montecarlo da parte di una società che offriva 300mila euro. Parlandone mi chiese che cosa ne pensassi. Io dissi immediatamente che il cespite non aveva interessa e che ritenevo potesse essere venduto. Valutai, comparativamente con le vecchie lire che si trattava di un’offerta di 600 milioni di lire. Conclusi che l’offerta di 300mila euro poteva pure andare». Quanto alle precisazioni di Pontone sulla competenza immobiliare di Lamorte, è proprio quest’ultimo a smentire il collega di partito: «Voglio però precisare che non si è trattato certamente di una stima. Faccio, infatti, presente che l’appartamento era in Montecarlo e che per stimarlo effettivamente bisognava conoscere il mercato del posto e fare tutti i rilievi del caso, io certamente non ero informato al riguardo. Fosse stato un appartamento a Roma potevo certamente orientarmi meglio. Il mio fu solo un parere sulla base di quanto avevo visto e sulla impressione negativa che ne avevo tratto». Pm: Lei ha esperienza di immobili?. Lamorte: «Certamente no. Posso dire che la mia attività professionale l’ho espletata, in qualità di geometra, alle dipendenza della società generale immobiliare di utilità pubblica e agricola (...). I miei compiti furono nel tempo prima di topografo (...) e successivamente addetto al catasto».

CARUSO: "QUEI 900MILA EURO..."
A scompaginare le ricostruzioni già di per sé scompaginate dei fedelissimi di Fini, arriva il senatore Antonio Caruso che all’inizio, con Pontone, trattò l’eredità Colleoni. Verbalizza Caruso: «Ebbi modo di trattare con più persone collegate alla pratica, e cioè il notaio Aureglia, il signor Dotta, l’addetto al suo studio, credo un architetto (...). Ricordo che verso le ultime fasi della procedura a Montecarlo (inizi anni 2000, ndr) ricevetti una telefonata da qualcuno dei tre (...) che ritenendo che io potessi disporre dell’appartamento mi rappresentò che era intenzionato ad acquistarlo o a fare da intermediario perché altri lo acquistassero. Mi disse che l’offerta era intorno ai 6 milioni di franchi francesi (pari a 900mila euro, ndr). Ricevuta tale notizia la riferii al senatore Pontone perché potesse valutarla (...). Debbo dire che a quel tempo il senatore Pontone era alle prese con i problemi sorti tra An e gli eredi della Colleoni (...) ed essendo controversa la situazione, non diedi seguito all’informazione che gli avevo dato circa la richiesta di acquisto dell’appartamento (...). Posso però dire che sicuramente riferii la telefonata al senatore Pontone che mi disse che in quel momento An non era intenzionata a vendere (...)».

LA SEGRETARIA DI FINI E L’OFFERTA
Anche Rita Marino, storica segretaria del presidente della Camera, coi Pm si sofferma sulle precarie condizioni dell’immobile. Quanto all’offerta d’acquisto «posso dire che Fini mi disse di comunicare al senatore Pontone che vi era una richiesta di acquisto (...). Ho colto per caso una conversazione fra Fini e Lamorte in cui il primo diceva all’altro se ritenesse l’offerta congrua o meno (...). Lamorte rispose che lui per quell’importo non l’avrebbe acquistata stante le condizioni di fatiscenza dell’immobile. Concluse che l’offerta poteva considerarsi congrua, anche in virtù della sua esperienza pregressa in materia immobiliare». Ma Lamorte non aveva detto che non aveva alcuna esperienza nel settore immobiliare?
GMC-MMO