Ponza, arriva il «Grande fratello» in fondo al mare

La «casa» apre l’8 settembre e chiude dopo due settimane

Hanno già la chiave, sabato apriranno metaforicamente la porta della casa in fondo al mare. La nuova missione a Ponza del Team Explorer Pellicano partirà l’8 settembre: sei non professionisti, 3 uomini e 3 donne accomunati dalla passione per il mare e dal fatto di aver superato i test per valutare la loro resistenza psicologica, vivranno per due settimane a 15 metri di profondità. Gli acquanauti scelti per questo esperimento scientifico sono la 31enne Stefania Mensa, già protagonista dell’evento 2005, Debora Vissani (26 anni), Isabella Moreschi (33), Claudio Croce (34), Luca Giordani (28) e Alessandro Brandetti (40). La casa, ancorata al fondo da 100.000 chili di zavorra e resa abitabile da 18 chilometri tra cavi e manichette per l’aria, è composta da 3 campane posizionate nell’ambiente subacqueo, che ospiterà gli acquanauti (sistemati in 3 equipaggi da 2 persone) per sopperire ai bisogni fisiologici e per le visite mediche di routine. In una quarta campana, a orari determinati, dovranno poi cucinare, mangiare, prendersi cura delle proprie attrezzature e gestire le risorse affidate.
Una sorta di Grande Fratello subacqueo: gli atleti saranno sorvegliati 24 ore su 24 da 20 telecamere. Regia di Alessandro Vitale, autore televisivo che sta sperimentando questo nuovo format, ma saranno anche monitorati da uno staff medico di eccellenza in rappresentanza di diverse strutture ospedaliere di Roma. L’organizzazione, coordinata da Pierfranco Bozzi, ha previsto tutte le misure adatte a garantire il successo della spedizione. Il gruppo che dovrà vivere in acqua potrà contare sull’elettricità prodotta da pannelli solari posti in superficie, sull’acqua dolce ottenuta da un desalinizzatore posto in mare e sulle derrate alimentari che verranno consegnate periodicamente. Le campane, unici ambienti asciutti, sono state realizzate in modo da essere parzialmente autosufficienti e non vincolate alla superficie. «Con il progetto del 2007 intendiamo normalizzare una situazione estrema - ha sottolineato Bozzi -. Nel 2005 abbiamo dimostrato che è possibile vivere in acqua senza subire modificazioni fisiche e mentali significative, ora vogliamo andare oltre e provare che è possibile portare nel sesto continente quelle che sono le mansioni, le abitudini e le esigenze di una qualsiasi persona sulla terra». Ovvero iniziare la colonizzazione dell’ambiente marino.