Ponzano Veneto rischia un altro flop

da Milano

Sacrificare piccoli aeroporti e compagnie low cost per salvare Alitalia. Questo sembra il piano elaborato negli ultimi mesi dal governo. Non a caso il via all’atto di indirizzo per la riforma del trasporto aereo presentata martedì scorso dal ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, è di fatto coincisa con l’annuncio della privatizzazione. Quanto agli obiettivi della riforma è lo stesso Bianchi a chiarirli. In un’intervista pubblicata oggi dal settimanale L’Espresso, Bianchi dichiara che in Italia «abbiamo troppi aeroporti, e non ci sono regole precise sulle compagnie low cost. Chiunque ha un aereo e due equipaggi apre una linea. Ma i controlli non sono sufficienti». Piccoli aeroporti e low cost, dunque.
Sotto la scure del governo potrebbero cadere più di 28 scali giudicati troppo piccoli per continuare a ospitare i voli internazionali. Strutture che, in linea con una norma di indirizzo europea, dovrebbero essere declassate a regionali (abilitati solo alle tratte nazionali) perché raccolgono meno di 5 milioni di passeggeri l’anno. In Italia sono solo in sette a superare questa soglia: Bergamo, Catania, Linate, Malpensa, Roma (Ciampino e Fiumicino) e Venezia. Gli altri, quelli penalizzati, sono in linea generale anche quelli preferiti dalle compagnie low cost perché, spiegano addetti del settore, «offrono tariffe più economiche e permettono di mantenere bassi i costi del biglietto». Tra i grandi esclusi potrebbe esserci anche Firenze (da gennaio a ottobre 1,28 milioni di passeggeri) con un forte contraccolpo per l’economia locale legata al turismo. A festeggiare sarebbero invece società come Save, che gestisce gli scali di Venezia e Treviso, e supera gli oltre 5 milioni di passeggeri all’anno. Il declassamento ad aeroporto regionale degli scali vicini porterebbe a un forte aumento dei passeggeri nel capoluogo veneto. Notizia positiva anche per Aeroporti di Roma, controllata al 51% da Gemina e al 10,4% da Save. Il riassetto si tradurrebbe invece in un’altra stangata, dopo quella inflitta per Autostrade, alla famiglia Benetton che ha interessi e quote azionarie negli aeroporti di Torino, Bologna e Firenze.
C’è poi l’intervento sui canoni. Ancora prima di attendere la nuova disciplina tariffaria del settore, che Bianchi ha promesso entro la prossima riunione del governo, già nel maxi-emendamento alla Finanziaria i commi 257 e 258 annunciano aumenti sui canoni delle concessioni aeroportuali. L’erario vuole assicurarsi «3 milioni di euro nel 2007, 9,5 milioni nel 2008 e 10 milioni nel 2009». L’aumento dei canoni si tradurrebbe in un rincaro delle tariffe aeroportuali applicate alle compagnie. A farne le spese ancora le low cost sui cui biglietti proporzionalmente le tariffe incidono di più. Non solo Ryanair ma anche Meridiana, Easy Jet, Volareweb, Air Dolomiti e Vueling. E dal quartier generale di Dublino, Ryanair, la compagnia del magnate e amministratore delegato Michael O’Leary, lancia attraverso il Giornale la sua risposta alle dichiarazioni del ministro: «Portiamo 10 milioni di passeggeri ogni anno da e per 21 regioni italiane. Questi visitatori spendono 1,5 miliardi nelle economie regionali. È difficile credere che qualcuno voglia bloccare lo sviluppo delle regioni italiane».