Ponzellini: «Provvedimento pesante, via ai ricorsi»

La decisione sarà sottoposta al cda già convocato per oggi A Piazza Affari il titolo è stato sospeso per l’intera giornata

da Milano

«La cosa importante è che continuiamo a lavorare». Il presidente di Impregilo Massimo Ponzellini cerca uno spunto di ottimismo in una giornata difficile fin dalle prime ore, conclusa con l’annuncio del mandato ai legali per il ricorso contro il sequestro di 750 milioni e l’interdizione per un anno a contrattare con la pubblica amministrazione.
La notizia dell’ordinanza del Tribunale di Napoli è arrivata mentre era in corso l’assemblea della società, che dal 2 luglio entrerà a far parte dell’indice S&p/Mib.
Immediata la reazione a Piazza Affari: il titolo, già in calo dello 0,15% a 6,725 euro, è stato sospeso in attesa di un comunicato, che è arrivato soltanto in serata.
È stato lo stesso Ponzellini a comunicare ai soci la sospensione dalle contrattazioni di Borsa (poi prolungata anche all’after hours), annunciando inoltre che il consiglio d’amministrazione, già previsto per oggi, avrebbe deciso il da farsi.
Il comunicato, alcune ore dopo, ha chiarito i termini della questione dal punto di vista dell’azienda, che ribadisce «la legittimità del proprio operato» e annuncia di aver già dato mandato ai propri legali di fare ricorso al tribunale del riesame «per ottenere la riforma della decisione che tenga conto da un lato, delle argomentazioni tecniche della difesa e dall’altro delle molteplici iniziative adottate dal gruppo per dare massima attuazione al decreto legislativo 231».
Impregilo ricorda pure che il 30 gennaio scorso aveva reso noto al mercato che la Procura della Repubblica di Napoli aveva richiesto misure cautelari sia patrimoniali (sequestro di impianti di termovalorizzazione di Acerra, di circa 43 milioni appartenenti a società del gruppo Impregilo e di crediti per 109 milioni vantati dalle controllate Fibe e Fibe Campania nei confronti dei Comuni) sia interdittive, basandosi «sulla richiesta della Procura della quale essa aveva avuto conoscenza e di cui aveva tempestivamente reso edotto il mercato». Cioè una cifra decisamente meno ingente di quella poi stabilita dal Gip, con un provvedimento «molto pesante e mortificante», ha detto Ponzellini, ma senza riflessi immediati a livello di conti.