Il pop melenso di Lily Allen

Quali vertici truffaldini possa toccare il marketing poppettaro lo dimostra una scarmigliata ragazza inglese, tale Lily Allen, 23 anni, giunta al secondo album dopo l’imponente successo del primo, Alright still. La popolarità di Ami Winehouse, devono essersi detti i suoi astuti discografici, dimostra che l’aggettivo vincente è, di questi tempi, «maledetto», già noto peraltro ai tempi di Rimbaud e Baudelaire, dunque culturalmente consacrato. Detto fatto si induce la poveretta a esibire un greve accento cockney e duri ritmi ska, a esaltare il ruolo benefico della cocaina, a spettinarsi diligentemente e il gioco è fatto. Poi al secondo cidì pensano che repetita non iuvant, chissà, ed ecco la «maledetta» sterzare verso un pop innocuo, friabile e qua e là zuccheroso, un’occhiata a Patsy Kensit e l’altra alle Spice Girls. Miracoli del marketing.