Pop Milano torna all’asta Modena: «Partita chiusa»

da Milano

Da matrimonio annunciato a divorzio preventivo: Popolare di Milano e Popolare Emilia cancellano cinque mesi di lavoro. La prima a tornare al tavolo da gioco ieri è stata Piazza Affari puntando su Bpm (più 5,53% a 11,24 euro), ora «libera» da un concambio giudicato troppo generoso verso Bper (meno 0,87% a 18,29 euro su Expandi). A scrivere la parola fine all’alleanza è stato l’ad di Pop. Emilia: l’operazione «è, non per causa nostra, purtroppo tramontata definitivamente», ha detto Guido Leoni preannunciando che il 2007 sarà «un anno record» per Modena. L’istituto, che ieri ha tenuto un comitato direttivo in attesa del cda in calendario il 9 luglio, rispolvererà probabilmente il piano industriale in preparazione prima di tentare il grande salto con Bipiemme.
Su questo fronte i più critici vorrebbero che l’attuale vertice tramontasse insieme alle nozze con Modena ma il presidente Roberto Mazzotta e il direttore generale Fabrizio Viola non paiono intenzionati a fare passi indietro e secondo alcuni sono preoccupati per lo stesso destino della banca (9,9% il volume degli scambi). La sensazione del mercato è che Milano non resterà da sola a lungo ma il vicepresidente Marco Vitale ha raffreddato le attese preannunciando «un fermo macchina di 48 ore» dopo essersi mostrato «indignato» per la dinamica dell’ultimo cda. L’altolà, formalmente legato ad alcune modifiche dello statuto concordate da Mazzotta e Leoni con Bankitalia, si è consumato martedì sera. Quando 11 dei 19 consiglieri presenti hanno smentito la linea del presidente del gruppo: contrari Fisac (4 voti), Fiba (2), tre esponenti della Fabi e due rappresentanti dei soci non dipendenti. Tra i tre astenuti c’era invece il Credit Mutuel, il gruppo francese alleato di Bpm dove la maggioranza del board rimane però nelle mani dei sindacati interni tramite l’Associazione degli Amici. Si tratta dell’ente che qualche settimana fa aveva subordinato le nozze con Modena ad alcune condizioni «imprescindibili», ma la ricostruzione di Vitale è caustica, fino a supporre che ci sia stato «qualcuno esterno alla banca a pilotare» gli orientamenti del vertice. La riunione si sarebbe svolta in due tempi, interrotta da una pausa di consultazioni al termine della quale c’è stato l’improvviso voltafaccia di alcuni consiglieri prima orientati all’astensione. Come la Fisac, prima «fedele» alla linea di Mazzotta, che ha motivato l’opposizione con la «scarsa trasparenza sulla governance». Alcuni contestano l’«intransigenza» dimostrata dal banchiere milanese nella conduzione del board così come nelle trattative «in solitaria». Seguendo i fili della politica, tuttavia, il quadro appare differente. Fino a lasciar presagire che qualcuno in Piazza Meda voglia rispolverare il progetto alternativo, più o meno concreto, incentrato su un’alleanza industriale con un presidio della finanza rossa come Unipol.