Il pop-rock colto di Rufus Wainwright

Non è solo Milano ad avere un rapporto problematico con la cultura omosessuale (la mostra di Palazzo della Ragione finita in censura docet). Anche in America il puritanesimo dà parecchio filo da torcere alla comunità gay. Ce lo ricorda Rufus Wainwright, 33 anni, tra i migliori cantautori della nuova generazione made in Usa. In «Going To A Town», una delle ballate (al piano) meglio riuscite dell'ultimo album, «Release The Stars», raccolta di grandi canzoni trionfanti e di ricercate armonie e orchestrazioni, si lascia andare a un verso polemico («Ditemi/ Davvero credete che si vada all'inferno per aver amato?») la cui spiegazione affonda nella scarsa accettazione dell'omosessualità e del suo popolo, di cui Wainwright è da tempo un'icona riconosciuta. Figlio d'arte esagerato e fantasioso (suo padre è il cantautore-attore americano Loudon Wainwright III, mentre la madre, la canadese Kate McGarrigle, vanta un discreto passato come folksinger), il bel Rufus (che tra l'altro ha una sorella, Martha, pure lei cantautrice) vive con la musica un rapporto a tutto tondo. Fin da giovanissimo. Le biografie raccontano che a 14 anni fu addirittura premiato ai «Genie Award» come autore della miglior canzone originale. Certo, il successo commerciale su larga scala resta una chimera, nonostante i cinque album realizzati, ma il suo mettere assieme il grande amore per la canzone classica americana (Cole Porter e George Gershwin) e per l'opera lirica (Puccini e Verdi) con un uso originale della melodia e un'intensità interpretativa con pochi eguali, fanno di lui uno dei rari talenti odierni d'Oltreoceano del pop-rock colto e d'autore.
Rufus Wainwright e L'Aura
oggi ore 21
teatro del Vittoriale, Gardone Riviera ore 21
ingresso 30/20 euro