«Pop Vicenza, un piano per il Nord-Est»

«Vogliamo crescere in Emilia e Lombardia». Più utili nel semestre

Massimo Restelli

da Milano

Popolare Vicenza ha fatto rotta verso Intra ma in caso di insuccesso ha già pronto un piano di sviluppo alternativo nel Nord-Est, in Lombardia e in Emilia Romagna. Il presidente Gianni Zonin si mostra «tranquillo» davanti alla ormai prossima scelta del partner da parte di Verbania. Il momento della verità è il 28 settembre, quando, a un soffio dal termine imposto da Bankitalia, il consiglio di Intra aprirà le tre buste con le offerte vincolanti formulate, oltre che da Vicenza, da Credito Valtellinese e Veneto Banca. Sullo sfondo rimane poi la proposta di Carige, ma la scelta appare ormai ristretta tra Creval e Vicenza. A seconda che all’interno del board prevalga la linea più attenta alla prospettiva finanziaria (l’offerta di Zonin è in denaro e assicura ai soci Intra la possibilità di convertire la metà dell’incasso in azioni del gruppo veneto) o quella che antepone il grado di autonomia che rimarrà all’istituto.
A contribuire allo stato d’animo di Zonin è comunque la convinzione di aver presentato «un’offerta tra le più interessanti» tra quelle sul tavolo del presidente Luigi Terzoli. Vista la situazione Vicenza ha però predisposto una way out per espandersi nel Nord-Est con un passo «più lento ma più sicuro» rispetto allo conquista di Intra, ha evidenziato Zonin con un’allusione alle conseguenze del crac Finpart. L’obiettivo, oltre a completare nell’arco di 24-36 mesi la geografia della banca nel Nord est, è rafforzare la presenza in Lombardia ed Emilia, ha proseguito Zonin sottolineando l’obiettivo del gruppo di arrivare a 800 sportelli dai 540 attuali. Da qui l’interesse potenziale per le agenzie che Sanpaolo e Banca Intesa dovranno cedere per limiti Antitrust anche se rimane lo scoglio del prezzo.
Il pensiero di Zonin si è quindi soffermato sullo scenario di un’eventuale integrazione con Popolare Italiana che «sarebbe una delle più belle del mondo delle popolari» ma che è stato scartato perché il rapporto di forze imporrebbe di rinunciare all’autonomia dell’istituto. Vicenza, che non è quotata ma è certa di non avere difficoltà a chiedere ai soci di incrementare gli 1,7 miliardi oggi in cassa per le acquisizioni, ha chiuso il primo semestre con un utile in crescita a 76 milioni. Favorito sia dalla cessione delle quote in Bnl e in Italease sia dall’evoluzione del margine di interesse.