Popa Chubby, 130 chili e una chitarra

Antonio Lodetti

Capelli rasati, sempre vestito di nero, oltre centotrentachili di energia. Sembra uscito da I guerrieri della notte: Ted Horowitz, in arte Popa Chubby, 45enne bluesmen newyorchese che si è imposto come uno dei chitarristi più scatenati delle ultime generazioni e che stasera e domani tiene concerto al Blue Note prima di tornare - in luglio - al Pistoia Blues festival.
La sua parola d’ordine è energia. Senza uscire dalle coordinate del blues, Popa Chubby, in trio con Nicholas D’Amato al basso e Steve Halley alla batteria, lo attualizza, lo modernizza in un incredibile calderone d’influenze. Ama Ray Charles e Aretha Franklin; è cresciuto ascoltando Muddy Waters, Howlin’ Wolf, Chuck Berry e Bo Diddley. Ha preso una sbandata per l’hard rock ed è finito nella prima ondata punk quando Richard Hell lo scopre al mitico CBGB e lo fa entrare nei suoi Voidoids. Con questo background potete solo vagamente immaginare la carica di Popa Chubby, che esce dai solchi di dischi come Big Man Big Guitar, The Good the Bad and the Chubby, How’d a White Boy Get the Blues?, Peace Love & respect, The Hungry Years e il recente cd e dvd Popa Chubby Wild Live.
Ma è dal vivo che il chitarrista si esprime al meglio con i suoi suoni duri, la chitarra impazzita, la voce gutturale. «Il centro della mia musica è l’eccitazione, per questo il mio soprannome è Popa Chubby, che più o meno significa essere sovreccitato. L’ho preso dal titolo di un brano di Bernie Worrell, leader dei Funkadelic, quando suonavo con lui. La musica deve farti sentire vivo».
La Popa Chubby Band nasce ufficialmente nel 1990, e da allora ha raccolto enormi consensi soprattutto in concerto. Popa non si ferma mai, è sempre in giro per il mondo a portare il suo blues urbano grezzo, nevrotico, segnato dalle brucianti impennate della sua chitarra Fender che picchia sodo tornando alle origini anarchiche del blues. «Il blues è la mia anima; oltre a Muddy Waters personaggi come B.B.King e Freddie King mi hanno cambiato la vita. L’uno così sintetico ed elegante, l’altro poderoso e debordante. La mia è una sintesi di decenni di blues che vuole abbattere qualunque barriera di generi e stili. Del resto io non sono nato nel Sud, ma nel brulicante inferno di New York».
Così si sposano le due anime di Popa Chubby, quella urbana e quella rurale, quella che guarda al rock (e occhieggia persino al rap) e quella che si volta indietro citando Hoochie Coochie Man di Muddy Waters o SMokestack Lightnin’ di Howlin’ Wolf.