PopMilano, avanti adagio con i francesi del Mutuel

Il cda affida le trattative a Mazzotta e Viola. Il comitato strategico si rafforza

da Milano

Il presidente Roberto Mazzotta e il direttore generale Fabrizio Viola proveranno a scortare Banca Popolare di Milano verso gli alleati del Crédit Mutuel. La decisione è stata presa dal consiglio di amministrazione che ieri ha incaricato con voto «unanime» i due top-manager di «approfondire prioritariamente» l’asse con il gruppo parigino già grande socio di Milano.
Quattro ore di riunione durante le quali, terminata l’esposizione dell’advisor Lehman Brothers, il plenipotenziario dei francesi in Italia Jean-Jacques Tamburini ha illustrato le 45 pagine in cui la casamadre ha concentrato i propri desiderata industriali. In discussione c’era anche la disponibilità manifestata da Popolare Emilia Romagna di stringere accordi su specifiche aree di business: a partire dal risparmio gestito e dalla banca di investimento grazie alla fusione Akros-Meliorbanca. Malgrado le frizioni dei mesi scorsi, il cda della Milano ha tuttavia trovato l’unità, in attesa di leggere il «progetto esecutivo» di Parigi che al momento ha delineato la propria proposta solo sotto il profilo industriale. Ancora tutte da scrivere quindi le caselle della struttura giuridica e di quella finanziaria: «Il Crédit Mutuel è pronto a discutere apertamente e senza idee preconcette il contenuto e la struttura di questo progetto strategico», ha ribadito Tamburini dicendosi «soddisfatto» dell’esito del consiglio. Firmare l’accordo potrebbe tuttavia rivelarsi più complesso del previsto. Una prima spia, oltre al fatto che non è stata ancora concessa alcuna esclusiva alle trattative, è il clima che aleggiava ieri sera tra gli influenti sindacati interni.
Intenzionati, come è accaduto nel matrimonio con Bper poi naufragato, a difendere l’attuale assetto cooperativo di Bipiemme. «Siamo solo all’inizio, il cda non ha ancora un mandato. Aspettiamo l’esito dei colloqui», si notava infatti in Piazza Meda in attesa di ottenere «cifre e indicazioni precise» dal vertice. Un ulteriore freno alla spinta francofona potrebbe poi essere riservato dal comitato strategico, il cui ruolo è stato difeso dai consiglieri di Bpm fino a inserirlo nei verbali della riunione.
Tanto che il comitato strategico non solo continuerà ad affiancare Mazzotta nelle scelte cruciali ma compirebbe anche un salto dimensionale per fare posto ai pensionati e ai soci non dipendenti.
Un peso specifico, quello dei sindacati interni, finora preponderante in sede assembleare, malgrado ora alcuni fondi stiano cercando di fare breccia nella governance della Milano (più 2,49% a 10,7 euro la chiusura in Piazza Affari dopo un picco del 4%). La difesa del mercato è un’arma brandita anche dal Mutuel che sarebbe disponibile a investire, magari in cambio della maggioranza di Banca di Legnano, fino a 1,5-2 miliardi per accompagnare nell’arco di cinque anni lo sviluppo di Bipiemme a quota 1.200 sportelli (500 in più degli attuali) e per creare joint venture a valle della holding cooperativa.