La Popolare Emilia cancella Samorì dal libro dei soci

La Banca Popolare dell’Emilia Romagna mette alla porta Gianpiero Samorì, l’avvocato-finanziere modenese che da tempo combatte il vertice della cooperativa tentando invano di assumerne il comando. Una «punizione» durissima e senza precedenti nei 144 anni di storia di Bper, che il consiglio di amministrazione guidato da Fabrizio Viola ha deciso all’unanimità, estendendola alla compagna del finanziere (la signora Monica) e ad altri due soci. Qualcosa di simile era avvenuto negli anni Novanta alla Popolare di Cremona e, su scala più ampia, alla Popolare di Crema, ma il cardine è la distinzione esistente nel mondo cooperativo tra lo status più nobile di «socio» e quello di semplice «azionista».
Samorì, secondo il board di Bper, si è infatti reso responsabile «di atti dannosi per l’interesse o per il prestigio della società» e quindi a norma dello Statuto (articolo 15), non ha più diritto di comparire nel libro soci, pur restando a pieno titolo azionista del gruppo. Di conseguenza non potrà partecipare ai lavori delle assemblee né fare pesare il proprio voto, ma continuerà a incassare gli eventuali dividendi e a godere degli altri diritti patrimoniali. Con ogni probabilità Samorì farà ricorso, la possibilità sono i «probiviri» della Popolare Emilia Romagna o la giustizia ordinaria, ma per la banca modenese la misura sembra essere colma dopo l’ultima assemblea dei soci. Quando si è sfiorata la rissa sotto gli occhi increduli del presidente Ettore Caselli, mentre la polizia faticava a placare i sostenitori del battagliero finanziere.
Samorì ha comunque più volte sferrato severe e circostanziate critiche sia alla strategia industriale di Bper sia alla gestione firmata da Viola sia all’andamento del titolo in Piazza Affari, profondendo ogni energia per riuscire nel «ribaltone» che gli consegnerebbe l’istituto di credito simbolo di Modena. Una grande sfida come quando si era lanciato con la sua Modena Capitale alla conquista della M&C di Carlo de Benedetti. La «galassia Samorì» include il quotidiano locale «Modena Qui» e il canale «Qui Tv», ma nel caso di Popolare Emilia il braccio armato è «Bper Futura»: sulla carta poco più di un’associazione di azionisti, ma in realtà una rodata «fabbrica di consensi» retta da precisi obiettivi e incentivi per i propri adepti e «promotori».
Un assaggio del piano di guerra è contenuto in un documento interno («Bper Futura: organizzazione territoriale assemblea Bper 2011) di cui il Giornale è entrato in possesso. Dopo aver tratteggiato la strategia in vista dell’assise, le quattro pagine dettagliano quanti soci arruolare provincia per provincia, fissando i principi cardine del buon «promotore»: ottenere l’adesione a Bper Futura di almeno 300 persone (o la sottoscrizione del relativo «modulo di contatto») e convincere 100 persone a partecipare all’assemblea. Il tutto, come nei piani industriali, corredato dalle risorse umane necessarie per centrare l’obiettivo e dal relativo budget (comprese le spese telefoniche e i rimborsi auto).
Ancora più preciso lo spaccato dei costi, che prevede per il personale di segreteria «un compenso di mille euro al mese netti»; stesso stipendio anche per i «responsabili di promozione e i promotori di zona», cui però Samorì riserva «un incentivo fino a 9mila euro, nel caso di raggiungimento dell’obiettivo di 300 voti». O meglio è previsto un premio di «5 euro per ogni iscritto a Bper Futura, 15 euro per ogni delega e 45 euro per ogni partecipante all’assemblea».