Popolare Intra sceglie Veneto Banca

Prevista un’Opa a 15 euro per azione ma il gruppo resterà quotato. Semestre ancora in rosso

Massimo Restelli

da Milano

Si infrangono i piani di espansione di Popolare Vicenza e Credito Valtellinese: Popolare di Intra sceglie Veneto Banca. Lo scambio delle fedi è stato deciso ieri all’«unanimità» dal consiglio di amministrazione di Verbania. Dopo una riunione fiume, inframmezzata dall’intervento dei consulenti di Mediobanca e dall’approvazione della semestrale (87,8 milioni il rosso rispetto ai 95 di un anno prima), il board ha analizzato le offerte vincolanti delle tre pretendenti lasciando come «riserva» la proposta di Banca Carige. A dispetto di ogni pronostico a prevalere è stato l’asse gettato da Veneto Banca. Quest’ultima, che aveva già fatto breccia nella vecchia guardia del gruppo alla ricerca di una soluzione per il fallimento Finpart, lancerà un’Opa a 15 euro per azione (ieri in Piazza Affari Intra ha chiuso a 14,47 euro in calo dell’1%) sul 75% del gruppo che rimarrà quindi quotato.
In sostanza un’acquisizione (il limite minimo di adesione previsto è il 50,1% e Intra dovrà trasformarsi in una Spa) che Veneto Banca ha però saputo «addolcire» con ampie concessioni in termini di governance, dipendenti e rapporto con il territorio (prevista la nascita di una Fondazione). Luigi Terzoli rimarrà infatti alla presidenza dell’istituto accanto a numerosi degli attuali consiglieri, ma la stessa Veneto Banca aprirà il proprio vertice a 2-3 uomini della banca preda.
Rassicurazioni che, a dispetto di un ultimo intervento di Vicenza per pareggiare le condizioni economiche della concorrente diretta, hanno indotto il vertice a rinunciare alla proposta firmata da Gianni Zonin (sul tavolo c’era un’offerta mista con la possibilità per i soci di Intra di reinvestire parte dell’incasso).
All’industriale-banchiere vicentino non rimarrà a questo punto che sviluppare il piano alternativo già predisposto per fare espandere Vicenza nel Nord Est, Emilia e Lombardia. Sconfitto anche il Credito Valtellinese, da subito impegnato in una corsa rivelatasi poi fortemente intrecciata con quella «maggiore» per unirsi alla Popolare Italiana. Dopo mesi di repentini cambi al vertice e a un soffio dal termine dell’ultimatum fissato da Bankitalia, la crisi di Intra si avvia così alla conclusione: a fine giugno la raccolta è scesa del 4,8% a 7,1 miliardi a fronte di impieghi calati, complici alcune rettifiche, del 4,2 per cento.
Se, malgrado la propria situazione finanziaria, Intra appare un gruppo appetibile per il proprio radicamento sul territorio la sposa prescelta dal consiglio di amministrazione si presenta come un gruppo con il cervello a Treviso e una rete di 110 filiali. Il tutto con una struttura federale arricchita da un presidio estero (Romania e Croazia) che il vertice intende continuare a sviluppare seguendo le imprese del Triveneto.