Popolare Italiana «assorbe» le controllate

Gronchi svela il piano industriale. Prevista la cessione di un miliardo di sofferenze

Massimo Restelli

da Milano

Banca Popolare Italiana «assorbe» le controllate Reti Bancarie e Bipielle Investimenti. Il vertice di Bpi ha firmato il piano triennale 2006-2009 che accompagnerà il rilancio del gruppo, insieme alla cessione degli asset non strategici e al rafforzamento nell’area delle Marche grazie all’atteso scambio di sportelli con Popolare Verona e Novara. I dettagli saranno illustrati questa mattina, ma il board ha deciso ieri di accorciare la catena di controllo fondendo nella capogruppo Reti Bancarie e Bipielle Investimenti che sono destinate a lasciare Piazza Affari. L’operazione non dovrebbe quindi avvenire per cassa, ma tramite uno scambio azionario: i concambi saranno decisi in un secondo tempo da Lodi che provvederà a convocare entro luglio le assemblee dei soci. A questi ultimi spetta il diritto di recesso ma il gruppo ha già messo in cantiere un aumento di capitale da 800 milioni (atteso tra giugno e ottobre) e conta di incassare altri 500 milioni dalla cessione di Bipielle Suisse, Bipielle.net e dei cespiti di Bipielle Real Estate. I tempi sono stretti e qualche novità potrebbe essere annunciata già oggi (FonSai è in testa nella corsa a tre per i promotori di Bipielle.net).
L’amministratore delegato Divo Gronchi indicherà, inoltre, gli obiettivi finanziari di Bpi che, dopo i 744 milioni di rosso del 2005, quest’anno conta di tornare in utile (alcune stime indicano 200 milioni). In attesa dell’assemblea in calendario il 29 aprile, Bpi (più 1,5% in Borsa) ha «scoperto» oltre 110 milioni di plusvalenza inespressa nel proprio patrimonio immobiliare già oggetto di ristrutturazione. La stima è contenuta nella relazione che accompagna il bilancio 2005 di Lodi, insieme alla conferma della cessione pro-soluto di crediti in sofferenza per un miliardo, alla riduzione nel portafoglio del peso dei fondi hedge e ai dettagli sugli stipendi dei top manager. Nei primi sette mesi del 2005 l’ex ad Gianpiero Fiorani ha guadagnato 1,76 milioni (tra stipendi e 800mila euro di bonus), mentre per i due mesi da direttore generale Gronchi ha incassato 412mila euro. Quanto ai legami con Barilla per l’acquisizione della tedesca Kamps, Lodi in caso di mancata quotazione della società ha un’opzione di vendita (esercitabile nel 2009). Rimane in stallo, invece la trattativa con Magiste (673 milioni la sofferenza residua) per il pacchetto Rcs depositato in pegno: vista la richiesta di Lodi, domani Stefano Ricucci potrebbe consegnare un bilancio certificato.
Tra gli obiettivi del piano industriale, predisposto dal direttore generale Franco Baronio insieme a Mediobanca, rientra la riscoperta dell’anima «federale» di Bpi. La scelta (la stessa Abi aveva spinto per recuperare l’identità dell’ex Bipielle) è stata valorizzare i marchi delle banche più radicate sul territorio, come Banco Chiavari e Cr. Imola, lasciando anche margini decisionali sulle condizioni degli impieghi.
L’operazione rientra nell’ottimizzazione della rete che porterà Lodi a cedere a Bpvn una dozzina di sportelli in Trentino in cambio di altrettanti in centro Italia, a partire dalle Marche. Ma si sposa anche con il recupero d’immagine dell’istituto che da gennaio ha rimborsato ai correntisti i costi nascosti addebitati sui conti correnti dalla precedente gestione.