Popolare Italiana «spesa» Antonveneta e supera l’era Fiorani

Con Gronchi favorita una collegialità diversa dalla precedente gestione verticistica. Transazione con Preatoni per Crema

da Milano

Il mancato matrimonio con Antonveneta fa sentire tutto il proprio peso nei conti di Bpi ma la nomina a direttore generale di Divo Gronchi e l’operazione trasparenza avviata ha cambiato la gestione della banca lodigiana lasciando alle spalle l’assetto verticistico dell’era dell’ex ad Gianpierio Fiorani. Scorrendo i conti a giugno (347 milioni di rosso, dopo 600 milioni di accantonamenti) sono evidenti i contraccolpi della struttura costruita da Fiorani per Antonveneta: come la crescita degli interessi passivi, delle commissioni passive e delle spese amministrative.
Tra le pieghe del bilancio emerge come l’8 giugno Bpi abbia perfezionato una transazione con l’imprenditore Ernesto Preatoni sul caso Popolare di Crema (acquistata nel 2000). Analizzando le singole voci Bpi ha accantonato 25 milioni per il rischio che anche la cessione del 29% di Antonveneta ad Abn (operazione da 2,2 miliardi circa) si concluda con il sequestro della plusvalenza di 94 milioni da parte della procura. Gli interessi passivi sono schizzati a 502,5 milioni (più 26,8%) «come conseguenza dei titoli di debito emessi, nonché del costo» per comprare azioni Antonveneta» (38 milioni i dividendi). In discesa (meno 8,7%) il margine di interesse che beneficiava dell’espansione dei crediti a clientela mentre le commissioni passive sono salite a 126 milioni, di cui 75 milioni per Antonveneta. Chiudere le contestate cessioni di minoranza a Deutsche Bank e Dresdner è invece costato 43 milioni.
Nella relazione c’è per la prima volta il cambio di mentalità avviato con Gronchi rispetto alla gestione Fiorani. Il nuovo impianto delle deleghe - scrive Bpi - punta a «disgiungere il momento strategico della gestione aziendale da quello operativo corrente», creando una «discontinuità» rispetto al passato, nel quale tutti i poteri si «concentravano e unificavano» nell’ad. «La nuova impostazione elimina alla radice la possibilità di una gestione “monocratica”» favorendo la collegialità».
Quanto alla transazione con Preatoni per la Popolare di Crema, le parti hanno rinunciato al giudizio in essere. Bpi si è impegnata a versare alla società Parin e a Preatoni 200mila euro «a titolo di spese legali», e a tenerli «indenni fino alla concorrenza di 53.209 euro di quanto questi fossero condannati a pagare in favore di Giovanni Francesco Cerea, a titolo di spese processuali». Il contenzioso era iniziato nel 2001, quando Cerea chiese alla banca un compenso di 38,5 milioni per un presunto mandato della allora Lodi riguardo l’acquisizione del controllo di Crema.