Popolari, si apre la strada degli sgravi fiscali

Massimo Restelli

da Milano

Un sospiro di sollievo per le banche popolari doc ma anche un potenziale minor fascino su Piazza Affari e un deterrente per le mire di crescita dei pesi massimi del settore. Potrebbero essere letti così gli effetti della decisione con cui Bruxelles, dopo un esame trascinatosi per tre anni, ha archiviato definitivamente il dossier contro il credito cooperativo nazionale.
La Borsa tuttavia è rimasta in attesa, conscia che probabilmente proseguirà il riassetto avviato con il doppio matrimonio Lodi-Verona, Bpu-Banca Lombarda da cui nasceranno due poli capaci di coniugare dimensioni e spirito mutualistico. Tanto che dopo un iniziale momento di debolezza, Bpm che rappresenta la principale pedina sulla scacchiera, ha recuperato terreno chiudendo con un progresso dello 0,6 per cento.
A questo punto i pieni poteri tornano in Italia, dove la soluzione potrebbe essere pensare a qualche sgravio fiscale per i Signori del credito che accetteranno di rinnovare un sistema che a fine 2004 contava un presidio prossimo al 20% nella «accoppiata industriale» della raccolta e degli impieghi .
Non sarà «aperta alcuna procedura» ha infatti confermato ieri l’entourage di Charlie McCreevy, l’inflessibile custode del Mercato interno Ue e autore del pressing epistolare sull’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio nel corso della guerra Bpi-Abn Amro per il controllo di Antonveneta. Ma a mettere in discussione i delicati ingranaggi che muovono la macchina delle popolari (dal voto capitario al limite al possesso azionario fino alla cosiddetta «clausola di gradimento» per i soci) era stato il predecessore Frits Bolkestein nell’ottobre del 2003. Regole speciali, su cui l’Ue aveva avviato «un’indagine» risoltasi però ora nella decisione dell’Ue di rimettere tutto nelle mani di Roma.
«Non c’è mai stata alcuna lettera di messa in mora» ha proseguito la squadra di McCreevy, costretta ad ammettere che l’Italia non ha commesso «alcuna infrazione» e che «non c’è stata alcuna violazione del Trattato». Assolta per non aver commesso il fatto, quindi. In ogni caso, dopo l’invito lanciato qualche mese fa dal governatore di Bankitalia, Mario Draghi, la spinta al rinnovamento è aumentata e lo stesso viceministro all’Economia Roberto Pinza ha detto di voler istituire una commissione di lavoro.
Tutta da circoscrivere, tuttavia, la portata dei correttivi. «Aspettiamo di vedere cosa decide il legislatore», ha chiosato Giovanni Bazoli che nella veste di vicepresidente di Banca Lombarda è prossimo a un matrimonio «misto» con il gruppo Bpu di Emilio Zanetti. L’imprenditore banchiere che ha più volte ribadito di essere pronto a raccogliere la sfida «liberista» aumentando il limite al possesso azionario.
Soluzione pensata in primo luogo per attrarre i fondi di investimento nel mondo delle popolari dove il voto capitario (una testa un voto) continua invece a essere considerato una difesa irrinunciabile.