«Le popolari sono diverse. Le trimestrali? Un orpello»

«La distinzione tra le banche cooperative e quelle per azioni sta nella mission diversa sancita dallo statuto sociale: un conto è creare valore per gli azionisti, uno molto diverso è trasferire ricchezza al territorio in cui si opera»: il presidente del Credito Valtellinese, Giovanni De Censi difende la peculiarità del credito cooperativo ripensando anche alle critiche mosse di recente dall’Antitrust e all’invito alla banche a sostenere le imprese rivolto dal Forex dal governatore di Bankitalia, Mario Draghi. «La ragione di un modello societario basato sul voto capitario va ricercata nel fine di evitare che gruppi di soci possano avere la prevalenza nella determinazione degli indirizzi senza che questo nuoccia alla concorrenza, poiché le banche popolari rimangono pur sempre imprese nel mercato. Anzi, un numero elevato di soci senza la possibilità di patti di sindacato e intrecci azionari non può che favorire lo scambio sui mercati regolamentati ed evitare distorsioni», prosegue De Censi che siede anche alla guida dell’istituto centrale delle Banche Popolari- Icbpi.
Quali devono essere le priorità delle Popolari?
«Il vangelo secondo Mc Kinsey insegna che occorre creare valore per l’azionista, quello delle Popolari che va sostenuto il territorio di riferimento. Fatto salvo il vincolo dell’utile, senza il quale non ha senso fare impresa».
La Borsa e gli analisti impongono però il ritmo delle trimestrali…
«É sbagliato enfatizzare il risultato immediato; le trimestrali rischiano di trasformarsi in orpelli a beneficio solo di chi incassa le stock option. Le popolari devono invece pensare come un maratoneta: sostenere le famiglie e le pmi sul lungo periodo».
Eppure le piccole e medie imprese lamentano una stretta sui prestiti....
«Non è il caso del Creval che, coerentemente alla politica degli impieghi da sempre seguita - connotata da attenzione al rischio e prudenza - non ha registrato alcuna flessione nei finanziamenti alle pmi né sente la necessità di correggere la propria policy».
Cosa risponde a chi pensa che il voto capitario mal si adatti a Piazza Affari?
«Avere un numero elevato di soci senza la possibilità di patti di sindacato e intrecci azionari non può che favorire lo scambio sui mercati regolamentati ed evitare possibili distorsioni. La quotazione, poi, è possibile per qualsiasi tipo di strumento: al mercato delle commodities di Chicago sono trattate anche le noccioline americane. Del resto cento anni di vita del gruppo Creval con il risultato di aver sempre pagato un dividendo ci hanno convinto che la coerenza con i principi dettati dallo statuto è l’unica garanzia di libertà».
L’Italia ha oggi due superpopolari, Ubi Banca e il Banco Popolare; finita la crisi ci saranno altre grandi aggregazioni?
«Credo che in futuro più che di fusioni si parlerà di “network“ che mettano a fattor comune la produzione dei servizi e la ricerca dei prodotti. Nel nostro caso l’alleanza con la banca di Cividale, nella quale abbiamo una partecipazione del 25% e che copre la regione Friuli, e quella con la banca della Ciociaria, che opera nel Lazio e nella quale siamo presenti con il 38%, perseguono questo scopo».
L’Istituto centrale delle Banche popolari ha rilevato CartaSì, in quali altri settori dovrebbero collaborare le popolari?
«Il risparmio gestito e i servizi, così da ottenere economie di scala. L’istituto centrale delle Banche popolari (Icbpi) in collaborazione con l’Istituto centrale delle Banche cooperative (Iccrea) ha avviato progetti non solo nel campo della monetica e dei sistemi di pagamento, con alleanze anche internazionali come per la joint venture con la Equens tedesco-olandese, ma anche nel campo della banca di sistema e in particolare nei servizi di banca depositaria e securities services».
Quali saranno gli obiettivi del gruppo Creval per l’anno in corso?
«Continueremo a crescere, infittiremo la presenza in Piemonte, Marche, Toscana e Veneto, ma per via interna. Il 2008 è stato contrassegnato da importanti investimenti, ora dobbiamo dare una risposta ai soci sulla adeguatezza delle operazioni effettuate».
Quando sarete in tutta Italia?
«Abbiamo impiegato 27 anni per trasformarci da “valtellinese“ in un gruppo radicato in dieci regioni; ora miriamo a rafforzare la nostra presenza sul territorio nazionale anche attraverso alleanze con altre aziende di credito che presentino affinità di stile comportamentale. E ciò in vista, nel medio periodo, di possibili future alleanze con realtà di altri Paesi con cui scambiare servizi di assistenza nel commercio internazionale in un’ottica di facilitazione del cliente nell’ambito di un mercato che si globalizza».