«La popolarità del governo è ormai al 67%»

«Mi fa piacere essere qui anche perché mia madre era devota di questa santa»

nostro inviato da Viterbo

Scena numero uno: Silvio Berlusconi sbuca da un angolo della meravigliosa piazza del municipio nel centro di Viterbo, la piazza è circondata da alte tribune, affollatissima. Appena viene riconosciuto partono tre fischi. E subito dopo una pioggia di applausi. Il presidente del Consiglio cammina per qualche metro, si avvicina alle transenne, stringe le mani, entra nel cortile della prefettura, la sua prima tappa, visibilmente soddisfatto. Saluta una signora generosamente ingioiellata che gli dice «Oh presidente!» e lui subito risponde: «Sa, prima di venire qui ho letto l’ultimo sondaggio, siamo al 67 per cento di popolarità per il governo. Ecco come si spiega questa meravigliosa accoglienza». Berlusconi è vestito con la sua solita tenuta da relax: vestito scuro, la camicia blu notte aperta sul petto. Fa un gesto come per chiudersi il colletto e chiede al sindaco «Ma secondo lei, per la santa mi devo mettere una cravatta? Me la prestate voi?». Il sindaco Giulio Marini lo tranquillizza: «No, no, non si preoccupi, è già abbastanza elegante così». Il Cavaliere inizia a fare capannello nel cortile, e anche a scherzare un po’: «Sapete, dovevo venire in elicottero, ma poi...».
La visita a Viterbo dice «era una promessa che dovevo mantenere, l’avevo fatta in campagna elettorale. E l’ho mantenuta, come tutte le altre». Ma il vero motivo della trasferta è la festa della santa, il famoso Carro di Santa Rosa che da settecentocinquant’anni, ogni anno, attraversa i meravigliosi fondali medievali della città per una processione tra le più spettacolari in Europa. La tradizione è iniziata nel 1258 quando Papa Alessandro IV diede avvio alle celebrazioni in onore di una ragazza morta nel 1251 a 18 anni. Il primo percorso era di pochi metri, col passare dei secoli è arrivato a superare il chilometro, con un crescendo di ritualità. Le stesse macchine, che all’inizio erano poco più che un carro coronato di fiaccole, si sono trasformate in una vera e propria coreografia spettacolare. Oggi, la macchina di Santa Rosa è una poderosa luminaria che si infila nel cuore della città.
Berlusconi si aggira di buon umore per i meravigliosi palazzi papalini che sono il cuore amministrativo di Viterbo, incrocia il tesoriere dei Ds Ugo Sposetti (ma forse non lo riconosce), apostrofa molto calorosamente il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, si informa sugli affreschi del salone del primo piano nel municipio: «Ma questi me li fate vedere, vero?».
Nella suggestiva corte del municipio, il premier si concede uno dei suoi siparietti con una affascinante ragazza del catering: «Buonasera», e le stringe la mano, la ragazza sorride, arriva uno degli uomini del cerimoniale e fa: «Vorrei presentarle l’uomo che ha curato il banchetto di questa sera...». Berlusconi sorride: «... io preferisco lei». Si ride e il premier spiega che non poteva mancare non solo per la promessa, ma anche per il nome di quella santa: «Il nome di mia madre, mi fa molto piacere esser qui stasera e ricordarla. Mia madre era devota di questa santa, sono venuto a visitare il convento di clausura, ho promesso alle suore che sarei venuto».
Alle 22.30, nei saloni affacciati sulla piazza si spengono le luci, la macchina fa il suo ingresso in scena e viene portata da cento facchini proprio davanti al municipio. Il premier, affacciato alla finestra in posizione privilegiata esclama: «Non pensavo davvero che fosse così bella». In effetti, pesa cinquanta quintali, e malgrado sia costruita secondo gli antichi canoni, senza l’ausilio di tecnologie moderne, quando le arcate della torre che sorregge le fiaccole si aprono, per un gioco di funi, le migliaia di persone che sono in piazza rimangono senza fiato. Alta come un obelisco, luminosa come un presepe, viene adagiata per terra, e lì resta, applaudita dalla folla. A quel punto il presidente del Consiglio e le autorità si spostano nel cortile, Berlusconi alterna i complimenti ai facchini, e annunci importanti per la cittadina laziale: «Faremo l’aeroporto».