Il popolo dei Pacs boccia anche il Professore

Sventolano le bandiere di Ds e Prc. I gay: «Siamo stufi della timidezza e della mancanza di coraggio di Prodi e di tutti i preti come lui»

Massimo Malpica

da Roma

«Pax vobis, Pacs nobis». In piazza Farnese una folla colorata e rumorosa reclama a gran voce il riconoscimento delle unioni civili. Ci sono gay, lesbiche e trans, e ci sono pure gli etero, perché i patti di convivenza non sono un’esclusiva omosessuale. Ma non c’è la trasversalità auspicata da Alessandro Cecchi Paone, maestro di cerimonie sul palco del «libero amore in libero Stato», che vorrebbe una platea di tutti i colori per una battaglia liberale in favore dei «valori eterni di libertà, uguaglianza e fraternità» e si accorge presto che, invece, accanto alle bandiere arcobaleno domina il rosso: Ds, Prc, Pdci.
Una piazza così smaccatamente politica, però, non si limita a contestare maggioranza, governo e, soprattutto, il Vaticano. Diventa un boomerang anche per il leader dell’Unione, Romano Prodi, che, nello sfortunato tentativo di restare in equilibrio tra le istanze radicali e l’animo cattolico della sua coalizione, si era detto «amareggiato» per la manifestazione in programma a Roma. Chissà se è per un rigurgito di realismo politico che alla fine Giovanni Palombarini di Md non «celebra» i finti Pacs, limitandosi a spiegarne la valenza giuridica. Di certo ad amareggiare il Professore arriva la fitta pioggia di battute al curaro e critiche che gli si abbattono contro sia dal palco che dai manifestanti. Il leader dei verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, ironizza sornione: «Mi dispiace tanto che Romano sia amareggiato, ma a me basta che, quando sarà il momento, firmi questo provvedimento, visto che si è impegnato a farlo». E la deputata di Rifondazione Titti De Simone detta i tempi, chiedendo al leader dell’Unione di mettere nero su bianco la promessa di varare le unioni civili «entro un anno dalle elezioni» in caso di vittoria. Poi urla dal palco, rivolta in direzione della vicina basilica di San Pietro, dall’altra parte del Tevere, «giù le mani dallo Stato italiano, dai nostri corpi, dai nostri sentimenti».
Duro con le parole di Prodi il segretario radicale Daniele Capezzone, che critica pure Mastella e Rutelli, strappando applausi fragorosi alla piazza, mentre per il socialista Enrico Boselli «di fronte alla campagna integralista delle gerarchie vaticane» la politica a destra come a sinistra «non ha avuto il coraggio di dire no». Un riferimento per nulla casuale all’imbarazzante ricevimento in Vaticano di due giorni fa, quando il sindaco di Roma Walter Veltroni, il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo e il numero uno della Provincia di Roma Enrico Gasbarra hanno ascoltato in silenzio e sorridenti l’attacco ai Pacs di Papa Benedetto XVI.
Un monito per Romano arriva anche da Aurelio Mancuso, segretario nazionale Arcigay, che avverte il candidato premier dell’Unione: «I nostri voti non li dia per scontati - tuona - ma sappia che se li deve guadagnare, vogliamo fatti». «Siamo stufi della timidezza e della mancanza di coraggio di Prodi e di tutti i preti come lui», sbotta meno diplomatica la presidente della Onlus «Di’ Gay Project» Imma Battaglia, «amareggiata di aver votato Prodi alle primarie e disgustata di essere governata dal papa», che mette in guardia l’Unione: «Grazie al proporzionale possiamo spostare gli equilibri interni alla coalizione». Nella sfilata dei politici (ci sono pure i Dl, rappresentanti dal senatore Sandro Battisti, ma non l’Udeur) fa capolino pure il centrodestra, con il riformatore liberale Benedetto Della Vedova. Ma la piazza gli impedisce di parlare a forza di fischi perché «reo» di militanza nella Cdl, e a poco serve l’intervento in sua difesa di Marco Pannella, confuso tra i manifestanti. Accolti meglio i messaggi di solidarietà del vicepresidente della Camera Alfredo Biondi e del viceministro all’Ambiente Francesco Nucara. Cecchi Paone scuote la testa. «È assurdo lasciare questa battaglia sui diritti alla sinistra che peraltro non sembra entusiasta, visto Prodi. Un omosessuale su tre vota Cdl, ma di fronte a esternazioni come quelle di Giovanardi e Tremaglia gli sforzi per rendere trasversale la campagna per i Pacs sono quasi impraticabili».