Il popolo dei sognatori interessato alle questioni locali

Caro Lussana, mi arruoli pure nel popolo e dei sognatori, perché solo un sognatore può illudersi di cambiare il deprimente destino di Genova. Le cose che lei ha scritto sono quelle che da anni cerco di far capire ai vari esponenti del Pdl che ho avuto occasione di incontrare: manca il contatto con la gente. La loro campagna elettorale è sempre fatta all'ultimo momento, col giro delle sette chiese una tantum, e poi chi si è visto s'è visto, se ne riparla fra cinque anni. È il modo più sicuro di perdere.
È come se dicessero: «Eccoci, siamo qui, siamo noi, votateci perché gli altri farebbero peggio». Sappiamo bene che nessun italiano ha mai votato per qualcuno che lo entusiasmasse, ma sempre per quello che gli sembrava meno peggio degli altri. E adesso lo fa senza nemmeno più turarsi il naso.
L'anno scorso prima delle elezioni regionali sono andata a vedere un comizio elettorale del Pdl a Molassana, dove il senatore Grillo ha parlato del terzo valico e dei problemi giudiziari di Berlusconi (o delle escort, non ricordo). Gli unici applausi sono scrosciati quando qualcuno si è degnato di accennare ai problemi locali. Crede che poi si sia approfondito l'argomento? Manco per sogno, a dimostrazione che dei reali problemi del quartiere non fregava niente a nessuno dei politici presenti.
Stessa cosa ho visto negli incontri al Bristol, dove in linea di principio si dovevano ascoltare le voci dei sostenitori e della «base». Ho sentito parlare di tessere, correnti, e gruppi di pressione, esattamente come facevano i democristiani di vent'anni fa. Delle nostre idee e proposte non fregava niente a nessuno, e per carità di patria non approfondirò il mio pensiero su certi politici...
Non ci vuole un mago del marketing, dei sondaggi e della comunicazione per capire che la gente ormai non ci crede più. In giro non si sente dire altro, le riforme promesse non arrivano mai, il «cambiamento» non esiste.
Esiste soltanto un costante e tangibile aggravamento dei problemi.
Mi è spiaciuto molto non essere presente al brain-storming della scorsa settimana, ero fuori Genova e non lo sapevo; la prossima volta chiami anche la Contessa Mascetti!
Passando dai sogni ai fatti, perché non creiamo un «decalogo» di dieci proposte concrete per cambiare Genova, o anche solo cinque, purché siano chiare e coerenti? In base a quello si può scegliere un candidato e, soprattutto, scremarne parecchi.
Spero bene che Tremonti seghi a zero province, privilegi, vitalizi ai politici e auto blu. Guai al Pdl se non lo aiuta a farlo. È quel che la gente vuole, vale più di cento campagne elettorali; dimostrerebbe che si fa sul serio e qualcosa può cambiare.
Per finire, non voglio più sentir parlare di Musso. Vorrei invece che nel Pdl si svegliassero, superassero le meschine logiche di bottega, e candidassero Rixi sindaco e Matteo Rosso suo vice. Un tandem di due ragazzi giovani, seri, pronti a impegnarsi per la loro città senza pensare a trampolini di lancio per Roma.
Diamoci da fare!