Il popolo dell’acqua adotta Eluana

PRO LIFE: Resistenza passiva davanti all’ambulanza: "Eluana, rispondi!"

La gente si è accorta di loro quando hanno iniziato a lasciare bottigliette sul sagrato del Duomo, a Milano. Era un’idea di Giuliano Ferrara. Lì, sui gradini della cattedrale gotica, erano state appoggiate più di cinquecento bottiglie, uno strano altare di «candele» trasparenti. Acqua e non fuoco. Erano in trecento, quel giorno. Allora Beppino si era arrabbiato. Quel rito gli era sembrato una mancanza di rispetto. Una strumentalizzazione mediatica. «Ma ragionano con la loro testa o con quella dei movimenti?», aveva sbottato.

Eppure qualcuno, testardo, aveva deciso di portare bottiglie da un litro e mezzo, altri erano arrivati con i pacchi da sei. È l’esercito dell’acqua, il popolo con rosario e candele in mano. Preghiere e striscioni per fermare quello che la legge ha già stabilito. Orecchie tese per esser sempre pronti a marciare. Ieri una nuova proposta dal Popolo della Vita da Piazza Montecitorio: «Una candela sul davanzale accesa tutta la notte». Vogliono fare luce nelle menti di chi «sta sancendo la prima esecuzione capitale nella storia della nostra Repubblica».

Aspettano pazienti sotto nelle piazze, agli angoli dei tribunali, davanti all’ospedale. In mano portano rosari e candele. E pregano. E sussurrano. E dicono che Eluana non deve morire. Non così. Non condannata a morte. Assassinata. Erano lì anche martedì notte. Sotto alla finestra della ragazza. Sono arrivati alle 9 e sono rimasti lì per ore. Dicono che la seguiranno anche a Udine. Compatti e sereni. Porteranno la loro fiducia testarda fino in fondo. Incrollabili fino all’ultima tappa. Sono convinti che lei li possa sentire. In qualche modo avvertire. «Voglio far capire al mondo che Eluana vive e ucciderla sarebbe un crimine orrendo».

Alessandra Vian è del Movimento aiuto alla Vita. Lei a settembre aveva potuto vedere Eluana negli occhi. Il padre le aveva permesso di salire su nella stanza. «È sempre una ragazza dall’aspetto giovanile, certo, i segni della sua condizione ci sono ma non è la bellezza che conta in questo caso». Lei è arrivata con un amico. Ogni tappa la stessa emozione. «Venerdì saremo con lei a Udine fino a domenica». Per la ragazza senza voce che tutti nel movimento vogliono difendere. «Ho portato pane e acqua. È tutto quello che serve a Eluana per vivere».

La loro è una fede incrollabile. Si svegliano di notte, sfilano in processione e ripetono: «L’acqua non è una cura». Chiedono solo una chance per la donna in coma, vogliono più tempo. Il futuro è aperto. Confidano nelle nuove macchine che la scienza potrà creare. Eluana, anche per loro, è ormai un simbolo. È una battaglia. È il confine che separa la vita dalla morte. E lei, dicono, è ancora qui, da questa parte del cielo. È la rivolta contro il nulla, contro questo tempo arido, dove tutto è secco, morto. Il popolo dell’acqua è una voce. E come dice Alessandra Vian: «Se Eluana non può gridare grido io».