POPOLO DEL GIORNALE, IL GIORNO DEI GIORNI

Negli ultimi giorni dormo poco, un po’ come mi capitava quando ero piccolo e aspettavo la notte di Natale, quando sarebbe arrivato Gesù Bambino carico di regali. L’emozione dell’attesa era tale che non si chiudeva occhio per almeno una settimana.
Ecco, in questi giorni, sta succedendo qualcosa di analogo. L’attesa, stavolta, non è quella del 25 dicembre, ma quella del 18 febbraio. Che poi vuol dire domattina, alle 10. Negli occhi avrò ancora il sogno ricorrente delle ultime notti: la sala consiliare della Provincia di Genova, in largo Eros Lanfranco 2, proprio in cima a via Roma, un passo prima di piazza Corvetto. Che, intendiamoci, di solito non è propriamente un sogno proibito. La Provincia non è certo la più eccitante delle istituzioni e in quella sala sono andati in scena dibattiti ai limiti del soporifero. E, a volte, anche oltre il soporifero.
Ma, stavolta, uno scenario da incubo diventa uno scenario da sogno grazie alla compagnia che sarà insieme a me domattina nella sala consiliare della Provincia. E cioè, voi.
Grazie all’idea e all’interessamento del vicecapogruppo azzurro in Provincia Lorenzo Zito - vero amico del Giornale di Genova e della Liguria, al quale non saremo mai abbastanza grati per questa opportunità che ci ha regalato - domattina riusciremo a incontrarvi personalmente per raccontarci da vicino, ma soprattutto per rispondere alle vostre domande, alle vostre curiosità, al vostro calore, alla vostra amicizia. E, in fondo, non sarà altro che la moltiplicazione all’ennesima potenza di quello che mi capita ogni mattina, nelle ore più belle della giornata, quando parlo con voi e apro le vostre lettere. Spesso, bacerei il postino. Poi lo guardo, con il petto villoso e i baffi, e sopprassiedo volentieri. Ma, insomma, il concetto è chiaro.
Quello che molti, compresi molti politici non «alla Zito» non capiranno mai, è che il Giornale in generale e queste pagine genovesi e liguri in particolare, non sono un giornale come gli altri. Che voi non siete lettori come gli altri. Quello che non capiscono è che voi siete un popolo. E che vi sentite parte di quello che facciamo.
Questo Giornale è vostro, non nostro e tantomeno loro. Ed è vostro non tanto e non solo perchè ospita sempre più spesso le vostre idee, i vostri spunti e le vostre lettere. È vostro perchè fate parte, insieme a noi, di una comunità. Che ha spesso idee coincidenti, ma che va molto oltre la politica. E - come ha dimostrato questa settimana regalandovi in esclusiva il no dell’Unione al Terzo Valico, prima di tutto il resto dell’informazione e della politica cittadina - è spesso capace di anticipare i politici. E di dettare l’agenda della vita cittadina e ligure. Siamo un pugno di persone, ma dovreste sapere quanto è grande la soddisfazione di tenere in scacco corazzate di carta che possono contare su decine e decine, quando non centinaia, di giornalisti.
Vi aspetto.