Il popolo del «No» sfila a Vicenza: «Prodi traditore»

Nel corteo contro la nuova base americana insulti al governo ma anche a Napolitano

nostro inviato a Vicenza
«Votan per la guerra, marcian per la pace: il centrosinistra è peggio dell'antrace». Pescando fior da fiore, abbiamo scelto un incipit soft e dalla divertente rima, certi che il lettore, non avvezzo al turpiloquio, apprezzerà.
Ma il resoconto del gran raduno anarchico, centrosocialesco, verderosso e no global di Vicenza dovrebbe, per onestà di cronaca riportare, tra le virgolette d'obbligo, tutte le pesantissime, testuali parole con cui il presidente Napolitano, Prodi e il suo governo «traditori dell'Italia e degli elettori» sono stati fatti a pezzi e presi a calci da quarantamila persone (per qualcuno ventimila, per altri ottantamila) che hanno protestato contro la nuova base americana a Vicenza che troverà collocazione nell'area dell'aeroporto civile Dal Molin. Lo spirito è un puro antiamericanismo di maniera.
Cominciamo dalla fine, dalla ciliegina sulla torta, di questa carnascialata, giustamente conclusa, in quanto tale, da un forbita prolusione di Dario Fo. «È questo un governo che fa di tutto per essere disprezzato perché ha tradito tutte le promesse. Un governo - sbotta dal palco di piazza Stazione il premio Nobel - a cui io dico: figli di puttana, voi avete distrutto il rapporto di fiducia con chi vi aveva scelto e votato. Noi non vi vogliamo più, non vi accettiamo più. Siete solo dei bugiardi». È soltanto il là. Il là che consente anche a don Andrea Gallo di andar su con la voce, apostrofando allo stesso modo di Dario Fo «i nostri responsabili». Vescovi e gerarchie ecclesiastiche, tutti figli di.... Anche loro? Mah.
Certo che oramai la quinta è innestata tanto che Cinzia Bottene, portavoce del presidio permanente “No al Dal Molin” rimanda al mittente, cioè al sindaco di Vicenza Enrico Hüllweck, le accuse di «imbecillità» che aveva rivolto ai più esagitati tra i suoi concittadini. E, a proposito di missili, ne lancia uno contro Napolitano: «Torni al suo posto. Torni a fare il garante della Costituzione e la smetta di fare la first lady del presidente Bush».
Nel corteo si eccitano gli animi, suonan le grancasse, i tamburi. E persino i saxofoni che accompagnano i vari Bella Ciao e Bandiera rossa. Mentre i bar proletari, sui camion al seguito, propongono a cinque euro bottiglioni di vino. Rosso naturalmente. Che il variegato popolo dei contestatori si passa fraternamente di bocca in bocca. Marciando al freddo e al gelo in una Vicenza distratta. E anche un po' scocciata.