Il «Popolo» ora vada in mezzo al popolo

(...) che avevano Berlinguer e Zaccagnini, quelli sì uomini di Stato. E, se per il leader dc senz’altro è vero, per quello comunista e in genere per i capi del Pci, andrebbe precisato di quale Stato. Ma questa è un’altra storia che ci porterebbe troppo lontano.
Sta di fatto che, comunque, il comizio di Franceschini è stato molto istruttivo. A partire dal palco su cui campeggiava la scritta, rudimentale ma illuminante, «A Rieu gha femmo», versione nostrana del «Si può fare» e dello «Yes, we can». Per arrivare alla traduzione ligure del programma, iniziato con quaranta minuti di ritardo per il traffico fra Bolzaneto e Rivarolo, quasi una nemesi per chi ha sempre bloccato le infrastrutture in città. E quando il viceWalter ha spiegato che la Liguria e l’Italia sono la porta d’Europa per le merci e che il Terzo Valico è indispensabile, è stato bravo e convincente, sembrava proprio Gigi Grillo. Solo, in ritardo di qualche anno sull’originale.
Eppure, nonostante la copia sia sempre meno credibile di chi ha il copyright, da Franceschini (e da Veltroni e da Giordano) c’è da imparare. C’è da imparare ad andare anche in periferia, a sentire gli umori popolari. Certo, Sandro Biasotti - che non si è mai stancato di farlo - da oggi torna a girare per mercati. Certo, Roberto Cassinelli ha progettato una campagna da uomo da marciapiede. Certo, Michele Scandroglio e Alessandro Gianmoena proprio oggi saranno a Molassana e a Sestri. Ma dopo di loro deve toccare anche ai leader nazionali. Perchè i genovesi delle delegazioni, senza soluzione di continuità fra ponente, levante e valli, non si sentano figli di un dio della politica minore.