Il Popolo del Pdl è sveglio: «Basta, decidete il sindaco»

(...) non si è dovuto alzare in piedi su una cassetta di frutta, né portarsi il megafono. Davanti a sé aveva palchetto e microfono quelli che di solito servono a onorevoli e senatori per strappare applausi alla folla. Ieri sera le posizioni si sono invertite: gli eletti del Pdl di ogni ordine e grado sono rimasti (quasi) tutti seduti mentre sul palco si alternava la base. Gente comune, simpatizzanti, iscritti vecchi e nuovi pronti a dire che cosa si deve fare per rilanciare l’azione politica del partito a Genova. Una breve introduzione al pezzo fatta da Roberto Cassinelli, poi lo spazio è tutto loro. In un angolo il capogruppo in consiglio comunale Matteo Campora raccoglie i bigliettini di chi vuole intervenire, li infila in una ampolla e dopo avere ben mescolato come fosse un’insalata, estrae un nome dopo l’altro: quattro minuti a testa, il tema è libero.
Così si sentono riferimenti al governo come alla corsa per il candidato sindaco nel 2012. Gente delusa da un partito ingessato, altri pretendono più impegno dagli eletti. Il primo a intervenire è Simone Bodio che si chiede se è giusto o meno che vengano fissati congressi territoriali: «Se sono celebrati come nei partiti della Prima Repubblica, con persone coinvolte solo per votare nomi calati dall’alto, non si facciano». I quattro minuti sono inderogabili. Al passaggio del terzo un fischio avvisa lo speaker che al quarto viene taciuto da un «gong» che riecheggia nella sala. Secondo estratto, come nei numeri del lotto, è Mario Bozzi Sentieri: «Questa sala gremita è la risposta alla richiesta di concretezza che il nostro popolo vuole - arringa -. La gente non riesce a seguirvi sulle polemiche interne, a noi interessa come volete affrontare i problemi del territorio. Il gossip sulle gelosie tra voi ve lo lasciamo, cari parlamentari», segue ovazione per l’oratore che dà una stilettata finale ai dirigenti «Queste manifestazioni andiamo a farle nelle delegazioni, dimostriamo di non essere solo il partito di Albaro e Castelletto». Prossimo turno Sabino Gallo lamenta il distacco tra eletti e base: «Sono un appassionato di temi energetici ho scritto per avere spiegazioni su come si muove il governo sul tema e nessuno mi ha mai risposto». Parola a Remo Viazzi che fa riferimento alle critiche mosse da Silvio Berlusconi al partito e invita chi è nel Pdl a non drammatizzare le posizioni interne per avere spazi sui mass media. Altro «gong» e a prendere la parola è Francesca Renna: anche lei si sofferma sulle parole di Berlusconi «perché devono suonare come sveglia agli eletti che prendono il giorno della loro elezione come quello della fine del lavoro. Torniamo ai gazebo ma non fermiamoci a quello, costruiamo circoli sul territorio e task force specializzate sui problemi della città».
Di partito e territorio parla anche Gianmaria Morini che chiede la scelta immediata di un candidato sindaco «perché se lo buttiamo all’ultimo minuto perdiamo la gara contro il peggior sindaco della storia». Stesso pensiero di Gianluca Fippi e Eugenio Sideri che spiega come «se non andrà via la Vincenzi, se ne andranno tutti i giovani che in città non trovano più lavoro né speranza per il futuro». Enrico Musso che è seduto in mezzo alla sala prende appunti e muove il capo in segno di assenso. Poi c’è chi si concentra sul partito come Franco Lentini che ringrazia Giorgio Bornacin per non aver seguito Fini e Andrea Cambiaso che lancia una stoccata agli eletti: «Parlate tutti di Scajola ma se è così fondamentale, prendiamo la macchina e andiamo ad Imperia a prenderlo. A Musso dico che può fare tutte le fughe in avanti che vuole ma prima deve provare a parlare con il partito».
Richieste che continuano intervallate da un momento di commozione quando interviene Ghino Mantovani: «Non so parlare bene, ho fatto la prima in tre anni e la seconda pure. Poi mi hanno cacciato da scuola perché altrimenti sposavo la maestra», scherza. Poi si fa serio quando ricorda il passato e la fine della seconda guerra mondiale tra Mantova e Ferrara dove viveva, fino a scoppiare in lacrime: «lì ho visto cosa hanno fatto i comunisti». Un pianto sentito e sincero, la speranza è che arrivi al cuore di chi il Pdl lo deve costruire tutti i giorni.