Il popolo di Silvio firma ai gazebo: «Vai avanti»

Milano«Posso metterne tre di firme? Da signorina, da sposata e da vedova». Milano, piazza Santa Maria Beltrade. La raccolta delle adesioni per Silvio Berlusconi parte da una piazzetta affacciata su via Torino, una delle vie centrali dello shopping milanese. Sono le dieci e mezza del mattino quando i ragazzi finiscono di montare il gazebo dei Promotori della Libertà che da ieri in tutte le piazze d’Italia hanno cominciato la mobilitazione per sostenere il premier. E il popolo del Cavaliere è già lì che aspetta di poter mettere nero su bianco il proprio nome. Anziani, pensionati, giovani, imprenditori, impiegati, artisti e persino ex partigiani. Finiani traditi che quando vedono il loro ex leader in tv cambiano canale, e ultras come una signora che si appunta una coccarda tricolore sul cappello e attacca ad urlare: «Fini indecente, vai a casa».
Ci sono tutti, tutti quelli che credono in questo governo e che l’hanno appoggiato. Quelli che hanno dato il loro voto a Berlusconi e vogliono che sia lui a guidare il Paese, «perché è l’unico in grado di farlo, è insostituibile. Devono smetterla con questi gossip: gli altri sono soltanto degli invidiosi che non sanno fare nulla». E quelli che guai a pensare che per uno squallido gioco di Palazzo qualcuno si azzardi a tradire ciò che il popolo ha deciso alle urne.
Proprio come hanno scritto sui cartelloni accanto al banchetto: «Difendi il tuo voto. Sostieni il presidente Silvio Berlusconi». Lo stesso motto che ripete la madrina dell’iniziativa, il ministro al Turismo, Michela Vittoria Brambilla appena arriva in via Torino. Mette una firma sui fogli delle sottoscrizioni e torna in mezzo alla gente per spiegare come ogni democrazia che abbia il coraggio di guardarsi allo specchio sa che il mandato degli elettori è l’unica cosa da rispettare, e da accettare. Sempre. Lei, che è responsabile nazionale delle iniziative movimentiste del Pdl, conosce bene il popolo del Cavaliere. Ci parla e lo ascolta ogni volta che scende in piazza. «Sono due le cose che i cittadini ci dicono: votiamo e il perché di questa situazione».
È sicura il ministro che il 14 la fiducia ci sarà, e la guerra dei numeri è solo rappresentazione dei media diversa dalla realtà. Nel caso in cui la maggioranza non fosse sufficiente, allora l’unica strada sarà tornare alle urne. Per lei il Terzo polo nasce solo da intrighi di Palazzo con l’illusione di sovvertire il mandato dei cittadini buttandosi tra le braccia della sinistra. «Ciò che Fini sta cercando di fare avvalendosi dei voti della sinistra, e cioè di accreditare l’idea che esista un governo migliore di quello di Berlusconi, è quanto di più mistificatorio la politica ci ha mostrato in questi anni», aggiunge la Brambilla che annuncia per il prossimo fine settimana una manifestazione in tutte le regioni italiane. La presenza del premier è ancora in discussione, ma di certo ci sarà la sua voce.
«Sabato e domenica in tutti i gazebo diffonderemo un audiomessaggio registrato di Berlusconi per tutti i cittadini», fa sapere il ministro che a fine giornata riceve le congratulazioni del presidente del Consiglio per il successo dell’iniziativa a cui hanno aderito in moltissimi.
Come Augusto De Luca, 83 anni. «Io? Certo che voto e voterò Berlusconi. Glielo dice un ex partigiano, ex comunista ed ex radicale. Quelli di sinistra sono il peggio. Avevo la massima fiducia in Fini. Ma poi si è rivelato un traditore». Uno che è stato eletto con i voti del centrodestra e poi ha fatto cadere questo governo. «L’unico che stava facendo qualcosa», sbotta Maria Marinucci, insegnante di storia dell’arte in pensione. «Sa cosa non sopporto: che lui, Fini, stia ancora lì alla Camera facendo opposizione a chi lo ha votato».
Sara ha 34 anni, vive in provincia di Milano ed è precaria, il suo fidanzato disoccupato. «Merito della sinistra e dei suoi contratti a termine - sbuffa - vorrei solo che facessero lavorare Berlusconi e la smettessero di mettergli i bastoni tra le ruote». Con l’opposizione se la prende anche Daniela Corridoni, impiegata. Il marito ha un’attività che sta andando a rotoli. «Abbiamo bisogno di un governo che sostenga la gente comune. Gli altri hanno introdotto solo tasse». Dopo un paio d’ore, sul banchetto la cartelletta con i fogli delle firme è piena. Antonio Durante è un avvocato in pensione, lascia il nome al gazebo e dice la sua: «Dobbiamo sostenere il governo, i pochi che sono rimasti. Quello che sta succedendo è una vergogna, bella e buona». E Fini? «Non me lo dica: quando lo vedo in tv, cambio canale...»