La popstar va allo stadio: "Temevo San Siro hanno dovuto convincermi"

Ancora pochi biglietti per lo show del 2 giugno. «Il mio pubblico è cresciuto con me, ora siamo tutti più grandi»

Milano - Adesso dovreste vederla, soddisfatta e tesa com’è, mentre prova a spiegare che cosa farà a San Siro, 2 giugno, prima etoile a entrare nella Scala del pop con tutti i riflettori puntati addosso. Sembra un’esordiente, proprio lei che ha venduto 25 milioni di dischi; che si è presentata al mondo con la Solitudine e adesso è la sola megastar italiana; che fa una vita inarrivabile eppure viene «sentita» vicina da un pubblico così trasversale che tanti altri artisti se lo sognano. Ora, strizzando gli occhi, dice che «anche gli uomini adulti cominciano a fermarmi per strada e mica mi parlano solo di musica». E invece a lei gli occhi si accendono solo quando inizia a spiegare che per il 2 giugno «riarrangerò tutte le mie canzoni: non so se tornerò altre volte in uno stadio e quindi vorrei che lo show avesse una sua logica musicale». Detto per inciso, lo show ha numeri hollywoodiani: sono già stati venduti 60mila dei 70mila biglietti a disposizione; il palco sarà largo come quello dei Rolling Stones, ossia settanta metri, e alto come un palazzo di sei piani e infine sarà abbracciato da 500 metri quadrati di schermi. Per capirci, probabilmente dello show rimarrà un dvd e sono già state aperte trattative in mezza Europa con tv e web per la trasmissione in differita «purché rispettino la mia musica: non voglio sentir gracchiare le mie canzoni sui cellulari».

D’altronde Laura Pausini è così, immediata e diretta perché made in Solarolo, dice che preparare la scaletta non è una cosa «ansiotica» però lei è «puntigliosa» e quella sera lì vorrebbe cantare cinquanta brani: «La prima cosa che mi è venuta in mente è: faccio tutto il mio repertorio». Intanto, prima di decidersi ad accettare la sfida con San Siro, ha traccheggiato per un po’, tra novembre e dicembre, e il suo intimidito tirammolla ha quasi divertito Roberto De Luca di Milano Concerti che ora sorride ancora di più: «Tanto sapevo che era una scommessa vinta».

Neanche a dirlo, lei invece aveva paura «dell’autogol» cioè di rimanere con gli spalti vuoti e così dai con le paure, le ansie, le incertezze che prendono sempre l’artista quando si mette in gioco senza rete, o la va o la spacca, e se si spacca sono guai. «Non mi emozionano - spiega adesso che la questione spalti è risolta - gli spettacoli con balli e fuochi d’artificio, a parte quelli di Madonna che servono a spostare in avanti i limiti della tecnologia». Dovendo esser sincera, preferirebbe un concerto sul tipo di quelli ultimi di Bruce Springsteen o di Ben Harper, «scenograficamente vuoti eppure pieni di contenuti». Sarà insomma un palco elegante, pulito ma «con la musica in primo piano». Insieme alle canzoni, due delle quali imprevedibili («La prima soprattutto»), in primo piano ci saranno anche un paio di ospiti. Tiziano Ferro? Forse, anzi «volentieri».

Jennifer Lopez? Difficile. Miguel Bosè? Idem. Elisa? «Mi piacerebbe». Il più improbabile di tutti è Samuele Bersani: la Spaccacuore che la Pausini sta portando in cima alle classifiche di tutto il mondo (e anche nella sigla di una fiction messicana) è la sua però non gli piace granché: troppo barocco l’arrangiamento, ha detto. Poi a mezzo stampa ed email si sono chiariti, lasciando a questa bagattella lo spazio che merita: poco. Ciò che conta è che una volta tanto un’italiana fa un record autentico: Laura Pausini è la prima donna che canta a San Siro e ci arriva pure con lo sguardo di oggi, soddisfatto e teso che dovreste vederla, come brilla.